Diario minimo

‘Sti kazzi. il romanzo a puntate di E.Krugman

Luglio 31, 2007 · 3 Commenti

(la parte precedente la trovate qui: http://diariominimo.wordpress.com/sti-kazzi-il-romanzo-di-emilio/)

EMILIO KRUGMAN (4)  La mia e’ la camera d’angolo, di fronte al bagno. Ha le pareti di tre colori diversi. Verde acqua quella sulla sinistra, gialla quella di fronte alla finestrona, azzurra quella di destra. Gli infissi dei finestroni sono rossi, di metallo, e d’autunno in giornate come questa si riempiono di condensa. Adesso che la luce del giorno e’ praticamente scomparsa ha un aspetto desolato e pure basta accendere la luce ikea sul comodino perche’ torni ad essere la mia calda cuccia.Ci siamo scelti io e questo magazzino che a milano chiamavo loft.Erano i primi mesi dell’anno e stavo sbollendo la frustazione e la stanchezza a casa krugman. Erano tornato per una settimana a casa, nella cameretta col tetto pendente dove mi sono fatto le prime seghe, ho visto centinaia di puntate di hazard e forum.Mi compativano i parents. Il loro figlio in carriera, quello ben educato e ben vestito che guadagna in un mese lo stipendio di un anno di un insegnante, si ritrova di colpo senza lavoro e senza prestigio.Mi cucinava  la signora Krugman quelli che quindic’anni prima erano i miei piatti preferiti: filetto con salsa bernese, penne al sugo d’arrosto, untissima mozzarella in carrozza. Non facevano domande, io non davo risposte.Mi chiudevo in camera e, sulla scrivania di formica segnata dai desegni tracciati nei pomeriggi liceali, mi collegavo al portatile con la scheda Umts e passavo le ore come se fossi in ufficio. Giravo sugli stessi siti, anche quelli del cazzeggio. Entravo con le password generiche nei siti aziendali e ci giravo con il mio piglio da capetto.Poi davo uno sguard al mio sito del trading online, ma sempre furtivamente perche’ in ufficio proprio non si puo’. E a un certo punto, andavao in terrazza a fumarmi una sigaretta. Mancava solo la macchinetta dei cafe’ e delle merendine.In pausa pranzo andavo a fare un giretto in bici. Montavo sulla Pinarello del ‘81 che mio nonno ha comprato tre mesi prima di morire fulminano da un infarto durante il tappone alpino del giro d’italia (e mia nonna continua a sostenere che sia stata tucca colpa della telecronaca di De Zan) e giravo per tutte le frazioni del comune di villorba.Ripetevo osessivamente le mie stradine, quelle che facevo per andare a calcio negli esordienti del Fontane o a catechismo.

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STANSTED

Luglio 31, 2007 · 1 Commento

07-29-07.jpgCENTRO SMISTAMENTO UNIVERSALE DI STRACCIONI VOLANTI LOWCOST

Ho passato gran parte del weekend in aeroporto, due notti tra la vernice fresca di Pimlico e una al grand hotel, la domenica a passeggio per la riva del tamigi, il sabato al luna park.

L’esperienza piu’ intense e di sicuro il viaggio di ritorno.

Da solito buon krugman parto presto e agitato.

Gli aeroporti inglesi mi hanno sempre fatto soggezzione.

Sullo stansted express, che costa piu’ di un volo tra stoccolma e Ibiza, ascolto i discorsi di due signorotte londinesi  che vanno a farsi un giro domenica pomeriggio all’aeroporto. Non capisco bene perche’, forse vanno a ammaliare turisti in decomposizione o a cercare avventure sessuali estreme.

Intanto la sig ra krugman dorme sfinita e la campagna inglese ci accoglie assolata.

Un idillio che s’interrompe quando il trenino s’infila nel terminal di questo paesino di campagna che il signor Ryanair ha trasformato nel centro smistamento degli straccioni del cielo lowcost.

Stansted la domenica pomeriggio e’ un carro bestiame, code interminabili al check in, ragazzini urlanti di ritorno da tre settimane di fish and chips e dalle prime limonate (io ricordo una cicciona che mi ficco’ la lingua in gola a leatherhead nel lontano ‘88), e controlli di sicurezza da Guantanamo.

E’ qui che inizia il nostro incubo.

Alla prima barriera ci impongono di avere un solo unico bagaglio a mano e quindi ci tocca infiliare zainetti e borsette nel trolley, al secondo le nostre valigie vengono sorteggiate e qui inizia un ispezione in piena regola.

Prima perquisizione totale poi

un inglesotto simpatico della security apre e svuota completamente I borsoni commentando su tutto quello che trova.

Lo sugardo gli si illumina quando mi scopre il “nesessaire” (a casa krugman si chiama cosi).

Trova profumo, deodorante, shampetti e bagno schiuma e vuole buttare tutto, tutto.

Non perche’ di dimensioni superiori alla norma, 100 ml, ma perche’ non sono in un sacchetto trasparante.

Per fortuna un sacchetto improvvisato mi permette di salvare almeno il profumo, il resto requisito come gli accendini, se ne salva uno a testa, e tutto cio’ di non solido mi viene trovato.

A  un poveretto accanto a me rubano la marmellata per la mamma!

Ma non e’ finita qui,

Mi fanno pure togliere le scarpe per farle passare attraverso il metaldetector.

Il tutto per rispettare le regole.

E’ questa la cosa che ti fa incazzare, e’ che ti ripetono per sicurezza, per sicurezza … ma in realta’ il loro unico godimento e’ che si rispettino le regole…

E rispettiamole allora catso!

Dopo un ora di viaggio tra I gate arriviamo all’ultimo in fondo in fondo dove parte il volo per milano.

Qui siamo in pieno effetto serra, il sole batte sui vetri, le ascelle puzzano e nell’aria si diffonde un odore insopportabile.

Finalmente si parte, seduti tra decine di adolscenti padovani casinari che ordinano latte con nesquik e si preparano a comprare 90 euri di gangia.

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