(la parte precedente la trovate qui: http://diariominimo.wordpress.com/sti-kazzi-il-romanzo-di-emilio/)
EMILIO KRUGMAN (4) La mia e’ la camera d’angolo, di fronte al bagno. Ha le pareti di tre colori diversi. Verde acqua quella sulla sinistra, gialla quella di fronte alla finestrona, azzurra quella di destra. Gli infissi dei finestroni sono rossi, di metallo, e d’autunno in giornate come questa si riempiono di condensa. Adesso che la luce del giorno e’ praticamente scomparsa ha un aspetto desolato e pure basta accendere la luce ikea sul comodino perche’ torni ad essere la mia calda cuccia.Ci siamo scelti io e questo magazzino che a milano chiamavo loft.Erano i primi mesi dell’anno e stavo sbollendo la frustazione e la stanchezza a casa krugman. Erano tornato per una settimana a casa, nella cameretta col tetto pendente dove mi sono fatto le prime seghe, ho visto centinaia di puntate di hazard e forum.Mi compativano i parents. Il loro figlio in carriera, quello ben educato e ben vestito che guadagna in un mese lo stipendio di un anno di un insegnante, si ritrova di colpo senza lavoro e senza prestigio.Mi cucinava la signora Krugman quelli che quindic’anni prima erano i miei piatti preferiti: filetto con salsa bernese, penne al sugo d’arrosto, untissima mozzarella in carrozza. Non facevano domande, io non davo risposte.Mi chiudevo in camera e, sulla scrivania di formica segnata dai desegni tracciati nei pomeriggi liceali, mi collegavo al portatile con la scheda Umts e passavo le ore come se fossi in ufficio. Giravo sugli stessi siti, anche quelli del cazzeggio. Entravo con le password generiche nei siti aziendali e ci giravo con il mio piglio da capetto.Poi davo uno sguard al mio sito del trading online, ma sempre furtivamente perche’ in ufficio proprio non si puo’. E a un certo punto, andavao in terrazza a fumarmi una sigaretta. Mancava solo la macchinetta dei cafe’ e delle merendine.In pausa pranzo andavo a fare un giretto in bici. Montavo sulla Pinarello del ‘81 che mio nonno ha comprato tre mesi prima di morire fulminano da un infarto durante il tappone alpino del giro d’italia (e mia nonna continua a sostenere che sia stata tucca colpa della telecronaca di De Zan) e giravo per tutte le frazioni del comune di villorba.Ripetevo osessivamente le mie stradine, quelle che facevo per andare a calcio negli esordienti del Fontane o a catechismo.
