Mancano 36 ore alla presa di Milano. Perche’ una citta’ non e’ tua fino a che non l’hai violentata con 42 chilometri di freddo e fatica.
Siamo pronti, stronza: a circumnavigarti sulle tue strade piu’ large e lontane, sui vialoni che richiamano le regioni dei teroni che ti hanno costruito e cambiato dopo la Guerra: viale campanie, viale umbria…
Chissa’ se che tra cinquant’anni avranno il nome dei paesi di origine dei nuovi terroni, quelli che ti stanno tenendo in piedi: viale Senegal, equador, Marocco o Sri Lanka: sono i figli di queste terre che puliscono il culo dei tuoi vecchi, cullano i passeggini dei tuoi bimbi e svuotano i cestini dei tuoi manager.
Ci vuoi male lo so, perche’ arriviamo con due scarpette ed il fiato corto invece che con i fuoristrada grossi che ti piacciono tanto, con i loro clacson e gli occhiali da sole a goccia.
Sei pronta ad accoglierci con una gelata, manderai anche quest’anno i piu’ stronzi dei tuoi figli a sputarci addosso ed inveirci perhe’ blocchiamo le loro corse sfrenate verso una felicita’ che non troveranno mai.
Ma fai bene, tu e tutti quelli che dicono che fai cagare. Tutti quelli che vogliono scappare….
E andatevene via… fuori dal cazzo.
Lasciatemi solo in una piovosa sera d’inverno ad ammirrare il riflesso dei lampioni sulle foglie gialle dei miei giardini di Porta Venezia, a scrutare la bellezza nascosta dei tuoi giardini dentro ai palazzi, ad assaporare il vento di fine estate tra i prati di Parco Forlanini, a godermi la neve che cade sull’edicola in piazza Risorgimento e le luci di Natale che si riflettono sull’acqua sporca del naviglio.
E rimetti le impalcature sul duomo che cosi’ pulito ci acceca!
Maratona di merda, ti aspetto.
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