Avremmo dovuto fermare il tempo almeno un paio di volte quel sabato in cui una Londra piu’ fredda di Passo Cimabanche scopri’ l’imbarazzante “Bergamasco pass”.
Le lancette dovevano bloccarsi a Richmond all’ora di pranzo quando un raggio di sole si e’ posato sulle gelide acque del Tamigi, sui tavoli all’aperto del Pub, sulle nostre speranze di un pomeriggio di gloria nel tempio di Rugby.
In quel tempo, bombette azzure, celesti e tube nere portavano in giardino le prime pinte di Ale di 26 valorosi – e le prime Ale sono sempre le migliori – l’Airone mangiava di nascosto salsicce e pure’, dal ponte mediavale spuntava il Dandy Duca Conte con il pene ancora indurito dal viagra e il portafoglio sgonfiato dal sesso, accompagnato dal fide Caccamo Censore dai radi capelli e dal Rodriguez rimpatriato, vescica debole e peto devastante.
Avrei voluto fermare gli orologi al momento degli inni, che mi sento fiero di essere italiano una volta all’anno, in uno stadio straniero, a cantare a sguarciagola la canzone di Mameli, con i brividi nel cuore e le lacrime che gonfiano gli occhi, abbracciato a miei vicini come fossimo veramente tutti fratelli…
E l’Italia chiamo! Si!!!!!!!!!
Invece il tempo vola, bastano pochi secondi a spegnere ottimismo, speranze e sogni :
La condanna arriva al primo passaggio del martire Mauro con uno stile che sento particolarmente mio: movimento lento e impacciato, palla sbilenca, alta, un crisantemo per Marcato.
Passano dieci minuti e la parita’ e’ gia’ chiusa, un gentile omaggio ad una pessima Inghilterra.
Venti siori del vecio rugby Rovigo, tra cui il neopresidente ad honorem dei magnamona, mi sorreggono con il commento tecnico:
“Mallett xe un coion, un deficente. Giera meio andar a Badia invese che in giro pal mondo a tol un allenator…LO sa’ anca me nono che no te pol metter a median na tersa e stravolger la squadra, pittosto meio sogar sensa numero nove o metterghe un bocia dei quindese anni che al manco sa cossa farghe coa baea”
Piu’ in la sulla nostra fila, nella pochezza del gioco anglofono, un esagitato italico grida per ottanta minuti:
“Were ise Ingeland? Who’s playing in Twickkenam! Who? Who? Who? Only Italia!!! Who? Who? Who?”
Se fossimo stati a seguire un match di pallone rotondo la rissa sarebbe scoppiata dopo pochi minuti e, invece, nel tempio di quella ovale, il ragazzo viene prima deriso…
“Who let the boys out? Who Who…”
e poi, quando il suo cicaleccio diventa insoppportabile, zittito con l’omaggio di una pinta di lager.
Il sole cala, il gelo ti entra nelle ossa, le vesciche scoppiano, il secondo tempo e’ una tortura, la meta di Mirko che ci costringe ad un esultanza quasi forzata, non riscalda l’ambiente.
Gli inglesi non infieriscono, probabilmente non sanno fare meglio…
“I xe un popolo de imbecilli che i butta un sacco de schei per dar a magnar a sta magnamerda dea regina coa so corte de magnamerda, ei xe pure contenti sti semi….”
Teorizza il mio mentore Rovigotto.
Come una liberazione arriva il terzo tempo,
congelati riguadagnamo la Richmonda perduta.
Non c’e piu’ il sole a bagnare il tamigi,
nel pub, Irlanda e Francia giocano un altro sport,
le 26 valorose bombette vacillano e rischiano di sfaldarsi tra ristoranti persiani e primedonne moglianesi.
Meglio scappare verso una Londra inaccogliente - non capisco perche’ nei locali Cool non vogliano far entrare un gruppo di 2 donne 24 uomini (quindi misto) con copricapi azzurri e odori nauseabondi –
Un foca irriconoscibile – soffre la pressione ambientale da enfant su pais e tradisce le attese - e la new entry Manuel ci guidano alla ricerca del piacere imbeccati dal inossidabile Saladino.
La sregolatezza e genio (?) del Duca Conte ci portano nei peggiori Bar di Caracas, La Bossi allieta i cuori con racconti bondage, la senape del bagel prova a dare la sveglia…
Ma non c’e’ niente da fare, la perfida Albione ci ha annientato, umiliato e deriso.
La domenica e’ tutta un’assaporare il piacevole gusto della disfatta, di quelle che uniscono il gruppo dopo aver rischiato di distruggerlo.
Il vento spazza le nuvole, ci trasporta in un Hyde Park che sembra non avere confini, facciamo due passaggi con un bimbo con la magia dei Wasp – ahi noi la gestualita’ e’ migliore di quella del poro Mauro – il duca cerca conforto nell’autoerotismo da pub, Abbastanza ha bisogno di un barbiere, Toni Federico Morosini di uno psichiatra.
Zucchero Sugar il Bote Monnezza – guida spirituale, leader naturale – annuncia senza possibilita’ di repliche:
“Abbiamo una missione da completare, il prossimo anno ci tocca Parigi...”
Certo che Dublino val ben una messa…
MA OF THE MATCH, NOMINATIONS:
ILDUCACONTE: Genio e, soprattutto, sregolatezza. Follia
ILPRESIDENTEROVIGOTTO DEI MAGNAMONA: dentiera esagerata e parlantina svelta: Meglio di Munari
MAURO BERGAMASCO: Figura di merda in mondovisione. D’incoraggiamento
LABOSSI: corde e soffocamenti, alza il morale della truppa
CARLO BOTE GALISE: God save the Bote
FEROCE SALADINO: Indistrubbile, quasi 60enne scassacoioni piu’ di un ventenne
FEDERICO MOROSINI: Speriamo che il prossimo anno venga vestito da donna