I DIECI GIORNI CHE CAMBIARONO L’ITALIA

LA FINE DI SILVIO E DEI PANNOLINI
Parto e non vedo l’ora di tornare, c’e’ poco da vergognarsi ad essere italiani in questi giorni, ancor meno ad essere padri in via uberti.
Dallo champagne stappato titubante dal pariolino di Porta Romana – ancora increduili  - sembra passato un secolo. Non sono neanche dieci giorni, ed e’ tutto vero.
Oltre cinquecento senatori hanno fiduciato un nuovo governo, l’erotomane di Arcore non siede piu’ sullo scranno piu’ alto, la piccola K. si aggira per la casa mostrando le sue sgargianti mutandine rosa.
Nel mio bunker a Stelle e Strisce si rimane, invece, in trincea. In molti pensano sia ormai troppo tardi per salvare la pellaccia all’Italietta. Nelle sale operative trendy, con vista su gambe lunghe di modelle polacche adolescenti, ci si sente anche peggio: in un ospeale da campo subito dopo una battaglia persa. Si leccano le ferite. “Occupy piazza Fontana”, manda a tutto volume i REM – che hanno avuto il coraggio di scogliersi – io scatto sulla bici verso il vasino rosa che m’aspetta sul tappetino rosso.
Di colpo un freddo pungente spazza via i ricordi d’un estate infinita e malata. Le trimestrali tagliano goodwill ed eliminano dipendenti come foglie morte, e il peggio deve ancora arrivare, ammoniscono gli analisti sul debito sovrano.
Pedali e cerchi di prendere fiato, ti consoli con un rosso corposo e ti chiedi se anche quelle facce che superi scartando l’autobus 54 alla curva dopo il conservatorio, abbiano capito che siamo sull’orlo del precipizio.
“Se ce fanno falli’, me voio tira’ dietro i francesi!” Bestemmia il cinghiale d’Orvieto annaspando sulla salita per l’asilo, dove ancora non sono tornati i femminielli fellatianti delle sere d’inverno.
Mi chiedo se non e’ il caso di prendere l’ultimo treno per l’estero, prima che le piccole siano troppo radicate e noi troppo vecchi – si domanda uno di cui mi fido.
Il pariolino ha spazzato fango per un giorno intero e ha visto un paese migliore. Ma lui e’ un’entusiasta del vivere, non fa testo.
“No elezioni, nuovo governo” ha testualmente detto la Piccola K. Mentre da Bruno Vespa si decideva se fallire o affidarsi all Bocconi.
“No pipì per terra, nel vasetto,” le ho risposto.
La K. s’infervora, “tu facevi tutto facile…basta toglierlo di mezzo e poi tutto viene da se…sto cazzo, qui c’e’ merda dappertutto” mi grida dal bagno mentre riscaqua, per l’ennesima volta, pantofole rosa bagnate di piscio.
Non so se si riferisca al Kaimano o ai pannolini.
Resto nel dubbio, prendo un taxi.
Mi sono arrivati i salatini, significa che il volo e’ decollato. Non ho il parmigiano promesso. Non ho idea di dove atterreremo e una domanda m’assilla: perche’ un pane cosi buono lo fanno solo a Carate Brianza?
Non azzardatevi a torcere nenache un capello al terzo sabato del mese del Parco Marinai d’Italia, al nostro mercato Km Zero.
La giostra non e’ male qui, sostiene la piccola K, un sacchetto verde di plastica riempito dei colori dell’autunno, a casa disegnamo le foglie.

Una risposta a I DIECI GIORNI CHE CAMBIARONO L’ITALIA

  1. mamma di ludovica

    c’è chi è preso peggio..ho sentito di un quarantenne di villorba che ha investito una signora anziana sulle strisce pedonali….ma in che mondo viviamo?

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