verso sud….


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Questo non e’ un diario di viaggio postumo, perche’ la mia pigrizia mentale, u sole del salento, le attenzioni che la poderosa e la navigatrice richiedevano non mi hanno portato ad aggiornare con costanza il taccuino. E’ nato come un pamplet sulle bellezze della terronia, scritto a caldo, e viene invece completato, a freddo, come memorie di un estate che fu…Perche’ si, son passato poche settimane e sembra una vita, eppure e’ stato anche periodo di viaggi, vacanze e nessuna camicia da stirare.Noi siamo andati giu’, fino in fondo. Partiamo verso Sud nel giorno del bollino nero per l’esodo di agosto (e a scriverlo adesso con la cravatta al collo mi viene uno di quei magoni…)Il bagaglio e’ confermato da corsica 2006: una borsa decatlhon da 40litri a testa, uno zainone da 30 litri in mezzo alle gambe, un sacca con le scarpe sotto al sedile e due asciugamananoni da spiagga. La poderosa, che gia’ di sui pesa 150 kg, barcolla ma non molla.Ci aspettiamo code infinite lungo il mare. Invece l’autosole e’ deserta e le telecamere dei tg non sanno benem  cosa inquadrare al cesello di Melegnano.L’italia, siamo pronti ad attraversarla in lungo e in largo, due padani verso la terronia, verso terre mai esplorate dalle camicie verdi, terre di gente che non lavora e vive sulle tasse che noi paghiamo, diocan!Si portiamo con noi lo spirito del Sieriffo Gentilini, attualmente alle prese con una crociata Pro Melissa e anti Gay…Ci prendiamo il lusso di fermarci a pranzo in una Modena assolata, bollente e solitaria. Il tempo di uno scadente gnocco di fronte al duomo e,  mentre un vecchietto teorizza che le puttane sono meglio delle troie, siamo gia’ in viaggio attraverso la pianura emiliana.Capannoni e campi e quasi nessuno per strada.E’ a Rimini che capisci che siamo nel fine settimana dell’emigrazione forzosa verso il mare per milioni di Italiani. Una fila infinita di macchine e noi a superare tutti beatamente sulla destra.  vespa3.jpg E alla nostra destra, che quasi li puoi toccare, gli appennini che ci accompagneranno verso giu’, mentre il mare cambia colore, da merda a merdina fino ad azzurro, e le colline di capannoni diventano prima viti, verdi, poi grano , giallo, infine lo scuro bruciato dei campi. Il sud brucia tutto e non si capisce perche’ i contadini non trovino di meglio che dar fogo ai proprio terreni per far erba, credevo non si facesse piu’ dal alto medio evo.

E andando verso giu’ il vento si fa piu’ caldo e le case piu’ lontane

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 A sinistra ce’ sempre l’adriatico e ne vedi di obrobri urbanistici che riempiono la penisola.E andando verso giu’,mentre il culo diventa piatto e la schiena da’ i primi segni di dolore, scopriamo l’ocra delle marche con i suoi paesini arroccati con i vecchi e i giovani che stazionano davanti al bar .Solo umoni, seduti su sedie di plastica bianche di fronte a tavolini rossi della sammontana. e sui tavolini tazzine vuote di caffe’ e tante sigarette spente nei posaceneri.Le donne no, stanno sedute sull’uscio di casa, la sedie per strada, lo sguardo rivolto dentro, verso il salotto, verso la tv, spenta (e’ uno dei misteri del viaggio, ma cosa guardano?)

Ed e’ questa l’Italia che scopriamo in questi 4000 chilometri su e giu’ per lo stivale, attraverso 12 regioni e non so quante provincie.

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L’Italia del orgoglio paesano, del senso di appartenenza a una comunita’, a un ballo, a una sagra, a un santo, a un piatto tipico.Come a  Vignacastrisi dove alla sagra dell’orecchietta il menu’ completo costa 8 euro e comprende mezzo litro di Mieru’ che ammazzerebbe un toro.O a Gallipoli dove ,altro che la svizzera, stai educatamente in coda per due ore abbondanti per accaparrati il tuo pesce spada alla griglia e poi ti ritrovi tutto sudato alla fine della terza pizzica (ballarne di piu’ e’ impossibile, si rischia l’infarto).L’Italia che si fa in quattro per dare un mano al forestiero, e poco importa’ se il Dotto’ che ci salva sulla tangenziale di Gallipoli, con la gomma della Poderosa bucata e 37 gradi all’ombra, sembra uscito dal padrino parte terza…e per cambiarla ci vogliono quattro ore, tante martellate, due porzioni di patate fritte e il lavoro di un bimbo di dieci anni…

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Quella che incontriamo e’ l’Italia che ha voglia di raccontarsi e raccontare, che se gli chiedi un indicazione stradale e’ pronta ad  accompagnarti fino a destinazione, come quando risaliamo i quadranta gradi della val d’itria per trovare I trulli di acquarossa a casalini e un autombilista ci scorta orgoglioso tra trulli veri e trulli finti.

L’italia che le pittule come le faccio io no le fa nessuno e ti porto un antipastino che non finisce letteralmente piu’, e che sei di milano e io da Milano sono scappato…Che faceva un caldo che non si respira e altro che il salento e allora ho preso l’aereo e sono tornato a brindisi…e l’altra volta sono uscita alla fermata di famagosta e c’era un nebbione che non riuscivo a trovare l’hotel…L’Italia di chi ci crede e di chi fa il suo in silenzio.

http://www.agribiomes.it

Come Sergio, che a Petritoli lotta solo contro il mondo, per il biologico – anzi l’ecologico – ma quello vero…e nei suoi piatti si sente, e si sente anche l’orgoglio e la fatica che quei pomodori sono costati…

http://www.casapasca.it

O come Chiara, che quello che a Milano tutti sognano di fare, l’ha fatto a Cocumola. E la notte prepara le torte per la colazione e che fino a che l’ultimo ospite non e’ andato a dormire, a dormire non ci va neanche lei…E quando arriviamo sfiniti da una giornata in vespa ci accoglie con Moretti e Taralli…L’Italia che “passate a pagare domani o quando volete, non ce’ problema”Ci sono i muretti a secco e le strade che si perdono tra gli ulivi, ci sono i mercatone uno e le rosticcerie, ci sono campi che sembrano cadere in mare e trattorie dove provano ad ammazzarti di orecchiette.Abbiamo visto Trani e lo spledore del bianco della cattedrale, abbiamo visto Melfi e lo stabiimento Fiat immenso che compare nel nulla (ma dove dormono gli operai). Abbiamo attraversato l’autostrada del pomodoro, la bari-napoli, dove superiamo decine di camion che trasportano pelati.La poderosa ha tenuto botta, fino all’appennino, quando scendendo verso una milano novembrina (era il 21 agosto) la marmitta e il freno dietro ci hanno lasciato…e allora l’importante e’ non frenare.E alla fine siamo anche tornati in via calvi dove il giovedi’ mattina puliscono le strade.e insomma, io alla fine sono tornato sollevato. Perche’ e’ solo la pianura padana che ormani e’ andata a puttane, distrutta dai capannoni e dai camioncini, dagli appennini in giu’ c’e’ ancora un paese da salvare e forse ce’ ancora un paese con le sue identita’. E caro senatur, dalla secessione c’abbiamo piu’ da perdere sopra il po…che sotto!

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4 risposte a “verso sud….

  1. Prima hai promesso l’odissea e poi pensi di cavartela con un riassuntino-striminzito-di-3-facciate-3 che ti vale a malapena il 6 meno meno meno meno meno del “suo-figlio-ha-le-capacità-ma-non-s’impegna” che si chiude per di più con il solito finale becero italiota retorico e pure stuppacazzi del “volemose bene” sommato allo “scurdammec’ o passat’ simm’e napule paisà”.

    Mai avrei pensato di dirlo: meglio allora fare turismo sessuale pedopornografico col crucco in indonesia…

  2. io dell’adriatica mi ricordo i cartelloni IKEA : bari ancona bologna e padova!!!! segno della globalizzazione!!!

  3. e poldo??? dove lo lasci poldo!!!!

  4. va a cagare.. tutta la nazione fa schifo perchè è vecchia, vecchio il nord, vecchio il centro e vecchio il sud, lager per gli over 75 e il PIL si riprenderà di colpo!!!!!!!!

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