La triste storia di Mirko che è sta merda sdeng!! – seconda e ultima parte della fiction


Beneficiano di un momento di grande esplosione creativa dell’aspirante redattore gustavo gloria. Il Gloria passa da masturbazioni – fisiche e mentali – a racconti di merda, letteralmente di merda. Lo lasciamo ai posteri e ai lettori piu’ attenti

Eccola l’ultima parte della lettera di Mirko che è sta merda sdeng. Dopo le masturbazioni mentali era giusto finire il lavoro. Arrivederci direttore. Gustavo Gloria

“Il primo problema, quando arrivi all’età della comprensione è, signor Gloria, spiegare a te stesso e agli altri come sei nato. Almeno nel mio caso. Non naturale, non cesario, non dalla cicogna. Ma dal buco del culo. Alle elementari, la maestra ci affidò un tema, dal titolo “La gioia che hai dato a papà e mamma quando sei nato. Prova a spiegarla”. E io lo spiegai. Con tanto di buco del culo e sberla di Bepi.

La maestra mi diede una nota. Mio padre un altro schiaffo. Il rapporto con lui si fece da subito difficile. Come quando, per vedere se almeno geneticamente avevo ricevuto qualcosa da lui mi portò alla ormai vecchia discarica. Mi disse “annusa e agisci”. Era notte fonda/ mattina presto, mi aveva svegliato di fretta alle quattro del mattino. Lui andò in macchina lasciandomi solo. Avevo appena sette anni. “L’età giusta” aveva detto Bepi, lasciandomi un sacchetto dell’immondizia in mano. E io annusai.

 Quando tornai in macchina, Bepi aveva un sorriso raggiante, che si confondeva perfettamente con l’alba che stava nascendo. Erano le sette e trenta di un mattino di pieno inverno. Il sacchetto era pieno. Mi corse incontro abbracciandomi. “Sei un grande figlio” mi disse aprendo la portiera della macchina. Mi sentii un dio. Avevo fatto contento mio padre, non sapevo ancora il perché. Salii in macchina, con Bepi che furtivamente aveva immediatamente accelerato verso casa. Aponus Travel era bellissima.

Dopo mezzo chilometro accostò. Cominciò a sudare. Mi disse di aprire il sacco. Lo feci senza fiatare, in preda a uno strano panico. Lui frugò dentro, poi guardò. Richiuse immediatamente. “Mirko, che è stha merda”…..sdeng.

Uno schiaffone tremendo. La sua mano, il mio viso, pieno di merda. Si di merda. Avevo aperto i pannolini trovati nella discarica, e avidamente tirato fuori quella splendida roba marrone. Mirko Cincinin aveva una grande caratteristica. Poteva scovare la merda in ogni parte del globo.

Mi mandò in un collegio svizzero fin dalle medie. Aponus Travel non doveva sapere. E io, come aveva consigliato il vecchio medico Carrisi, nel frattempo divenuto fraterno amico di Bepi, dovevo provare a vivere in un ambiente pulito, sperando che dimenticassi la mia caratteristica.

Fu un incubo. Scoprii che quando si dice “hai la puzza sotto il naso” si tratta di una grande verità. Là, nel collegio svizzero, in molti puzzavano di merda. Fu per questo, allietato da quell’inconfondibile profumo che studiavo tantissimo, nella speranza di rientrare in classe e seguire il mio istinto. Ma quando facevo i complimenti per quel profumo s’incazzavano tutti. Compagni e professori. Fui rispedito in Italia quattro mesi prima della maturità. E ancora schiaffoni. Nel nuovo liceo statale a 200 chilometri da Aponus Travel soffrivo troppo di nostalgia di quell’odore. Solo in bagno, dove passavo gran parte del tempo, stavo bene. Non li pulivano mai i cessi. Per fortuna. E presi il minimo dei voti. Non studiavo più, ma vissi di rendita.

Facoltà, giurisprudenza. E non ho ancora finito. Si perché io non volevo farla. Il mio unico desiderio è quello di fare il lavacessi in tutti gli alberghi di mio padre. Mia madre ha provato a convincerlo. Non c’è verso. Piuttosto di avere un figlio nettacessi, preferisce farmi stare nelle camere più recondite dicendo agli amici che “sai, studia sempre, gli mancano solo tre esami”. Poi sale alla 517 e mi riempie di schiaffoni. Trovandomi sempre colmo di merda fino al collo. Non posso farne a meno. E’ una sensazione bellissima. Tim e Tom mi guardano e sorridono. Mio padre li capisce. E mi odia. “Mirko che è sta merda”..sdeng. Ogni volta, come se fosse la prima. Forse però è il suo amore nascosto.

  Non è vero che mi mancano tre esami, da anni mi sono fermato al primo. Diritto pubblico. Sà, signor Gloria, cagare non si può vietare a nessuno. Sdeng”.

 Ho provato a contattarlo di persona, ma agli alberghi tutti dicono che è a fare un esame o sta studiando. Povero Mirko Cincinin. Doveva fare l’avvocato. Poteva essere un cercatore d’oro.

E invece è fermo, bloccato dalla sua merda, a farsi schiaffeggiare dal  padre, che lo vorrebbe un essere sociale e ben piantato nel bel mondo. Sogna di fare il nettacessi, non gli importa di null’altro. A trentun anni insegue ancora il suo sogno, senza speranza. Nella camera 517, là dov’è nato.    Gustavo Gloria

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