la storia di Arturo (ma dove cazzo corri….)


I piedi di Arturo

Alla fine anche Arturo si e’ messo a correre.

Era stufo di ascoltare annoiato le chiacchere dei Nani sui lunghi da affrontare, sull’abbigliamento da scegliere e la playlist da non sbagliare.

Cosi’ ha deciso pure lui di provare l’ebrezza del parco, dei minuti al chilometro, delle bevande fosforescenti con sali re-idratanti. La signora Arturo gli ha regalato una bella tuta , di quelle rosse e grigie che si usavano negli anni Settanta, perche’ al meno al Parco fosse in ordine e non sfigurasse tra le modelle ed i vigili a cavallo.

Arturo era felice quando usciva di casa, da solo, e poteva dire anche lui “vado a fare il lungo”. Da solo si, perche’ non aveva il coraggio di mettersi a correre assieme ai due Nani, sembravano troppo seri, troppo professionisti, almeno a parole.

Arturo correva di sera, perche’ di giorno lavora sodo per garantire un’esistenza felice alla signora Arturo e alla piccola Bruna con quei suoi occhioni dolci che lo lasciano senza parole.

Arturo correva nel parco piu’ centrale della sua citta’, quello dove una volta aveva sfilato nudo al termine di una partita di rugby in un’arena napoleonica, ma questo era successo in un altra vita.

Artuto correva con il buio, perche’ fin che c’e’ luce rimane nei grandi stabilimenti della fabbrica di famiglia a lavorare sodo per garantire un’esistenza felice alla signora Arturo e alla piccola Bruna con quei suoi occhioni dolci che lo lasciano senza parole.

Nella tasca della sua tuta rossa, Arturo, teneva due monete: una da due euro, una da cinquantacentesimi e un bigliettino di carta con due numeri telefonici. Le due monete gli servivano per comprarsi da bere, quando proprio non ce la faceva piu’,  una bibita fosforescente al baracchino dei panini chimici ed erano necessarie tutte e due, che una volta ne aveva una sola e la signora del baracchino lo stava per far morire di sete.

Il bigliettino di carta aveva, invece, la funzione di permettere l’identificazione del cadavere in caso d’infarto. C’era scritto “IN CASO DI EMERGENZA TELEFONARE A …” e poi i numeri della mamma e della signora Arturo (in quale ordine non e’ dato a sapere per non generare gelosie).

Mentre correva Arturo veniva spesso fermato da coppiette di forestieri che gli chiedevano indicazioni e lui tutto fiero ha sempre risposto col fiatone o , quando la fatica lo lasciava senza parole, a gesti.

Quando passava vicino alle macchine o ai locali dell’aperitivo, Arturo scopriva tutto il bello delle persone.

C’e’ chi abbassava il finestrino e gli gridava “MA DOVE CAZZZO CORRI COGLIONE…” e chi con in mano un Mojoto “FROCIO, RECCHIONE….” . Alcuni se la prendevano con sua mamma, altri con la sua testa “DI CAZZOOOO”….

Arturo credeva fosse normale e quindi se lo faceva piacere.

Ieri sera ho visto Arturo. si e’ tolto le scarpe e mi ha chiesto: e’ normale avere le unghie cosi?

 certo Arturo…certo…

ps: Arturo e’ uno stronzo.

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4 risposte a “la storia di Arturo (ma dove cazzo corri….)

  1. Dorando Pietri

    Oggi ho fatto mezza al parco centrale in 1:43:10 senza morire.
    Sto esaltato e ho trovato un biglietto economicissimo Alitalia(…). Domani mi iscrivo.

  2. Riconsoco quei piedi, hanno trasfomato alcuni miei assciugamani in preziosissime sindone(i)

  3. e si… arturo inizia a perdere i colpi e ad apprezzare tutti coloro che si rivolgono a lui, senza fare molta attenzione ai contenuti….povero arturo ma sopratutto povera bruna!

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