COME DIO (can*) COMANDA


Una cosa ga capio Salvatores, a Pordenon xe tutti matti.

Il giovine Cristiano diventera’ il nuovo Scamarcio, so papa’ Rino e’ convincente e Elio Germano xe il pi’ bravo della sua generazione.

Ci prova Salvatores e ci sono dei momenti in cui le sensazioni del film si avvicinano a quelle del libro: i paesaggi desolanti – in fondo alla pianura sotto le prime montagne – il grigio frizzante di un autunno infinito, la ghiaia dei nostri fiumi, il niente oltre il bancomat ed  una fila di parcheggi di periferia.

Ma non ce la fa fino in fondo.

Se il romanzo entra nel buco del culo del Nord Est, il film di Salvatores rimane a guardare dal di fuori, e’ un radical chic Milanese che fotografa snob senza capire

E semplifica, troppo.

Pero’ a distanza di qualche giorno ti rimane appiccicato addosso, e questa e’ un buon segno.

Chi, come me, ha amato follemente la storia di Ammaniti – che rappresenta meglio di decine di saggi quello che una volta era il Triveneto – arriva in sala scettico, sapendo che quasi mai un film tratto da un libro che hai fatto tuo ti potra’ convincere (come dimostra Caos Calmo, Gomorra – invece – e’  un eccezione).

Ne esci convinto che Salvatores ha fatto il suo mesterie ma non n’e’ uscito fuori un capolavoro.

* Nota a margine: dalle nostra parti nessuno ha mai dato una “capocciata” e un non esiste un Rino che non tira porchi

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Una risposta a “COME DIO (can*) COMANDA

  1. capo, nel libro non c’era l’ombra di un porco (oddio l’ombra c’era in realtà. quella di ammaniti)

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