‘Sti Kazzi – il romanzo


Torna la pubblicazione a puntate di Scatole di Cartone – ‘Sti Kazzi. Il romanzo di Emilio Krugman, vincitore del premio nobel per la Blogletteratura del 2037.

Pagina 111-118

LA BESTIA

 

M’inzuppo i biedi nell’erbetta ben curata della rotonda. Raggiungo il centro. Sopra di me un pilone altissimo, saranno venti metri, tutto illuminato di viola, rosso, bordeaux.

Ma cosa cazzo ci fa tra Oderzo ed Ormelle questa mega antenna per telefoni, questa rotonda da Los Angeles, quest’illuminazione da notte degli Oscar ???

Vibra, vibra, vibra sto cazzzo di telefono.

Io cammino sotto al diluvio e lui vibra nella tasca destra dei jeans.

Mi fa quasi pena, il telefono, tant’e’ che lo prendo in mano per vedere chi disturba la mia passeggiata.

Markesin, che catso vuole da me Markesin?

Giocare a pallone questa sera o ancora il numero del Cino per comprarsi la gangia? Che palle.
Diokan vecio!”

“Ciao Marke, sono di fretta e sotto al diluvio!”

“Diokanallia, l’uomo del giorno e’ di fretta e sotto al diluvio.”

“L’uomo del giorno? Cossa vutu? Non e’ che sia in gran vena di dir monate

“Bestia, mi ha chiamato il caporedattore da Padova per scrivere sto pezzo…”

“Sto pezzo? Scrivere?”

“Ma non lo sai, lavoro alla Tribuna come corrispondente per la destra Piave…”

“Complimenti Marke! Me coioni!”

“Mi hanno appena fatto il kulo perche’ la notizia l’hanno gia’ letta sull’Ansa online e io gli avevo assicurato che le notizie di Oderso prima passano da me…

Ma che casso hai combinato? Ma lo sai quanto potente e rompicoioni e’ l’Antoniutti? Quello delle cave?”

“Che palle, Marchesin. Non ho molta voglia di discuterne…”

Mona, ti sto dando la possibilita’ di dire la tua…

Se il caso monta domani sei sulla prima di cronaca, distrutto e demolito.

Ocio vecio , dioken, se’ cassi acidi!

L’Ansa ci e’ andata giu’ pesante.

Senti qua, te lo leggo:

 

(Ansa) Picchiato in classe da clandestino, terrore nella Marca

Treviso – Rischia di perdere un occhio Damon Antoniutti, figlio dell’assessore provinciale all’identita’ Padana, dopo essere stato brutalmente picchiato da un immigrato clandestino albanese durante una lezioni di economia nella scuola professionale per aprrendisti tornitori.

Damon Antoniutti e’ stato preso a calci e pugni da Kristian Tirasi, immigrato albanese in attesa di regolarizzazione, dopo aver espresso la sua posizione sul “problema sicurezza” nel nostro Paese.

Il fatto e’ avvenuto in un’aula della scuola media Sandro Pertini di Ormelle, in provincia di Treviso, durante una lezione di economia del corso per “Apprendisti tornitori” organizzato dall’amministrazione provinciale della Marca.

Ad innescare la miccia e’ stato il professore Achille Bestini che, invece di seguire il programma stilato dall’ente formativo, ha letto in classe un pamplhet anti governativo pubblicato da un non meglio precisto giornale riconducibile ai Centri Sociali del Nord Est.

“E’ una vergogna” ha detto l’assessore Antoniutti, che ha interrotto la riunione del suo gabinetto per soccorrere il figlio all’ospedale di Oderzo. “Tutta colpa di questa immigrazione selvaggia, di questi clandestini senza valori. Ma anche certo del permessivismo, lassismo e la protezione di cui godono da certi ambienti della sinistra. … “.

Damon Antoniutti e’ stato dimesso in serata dal nosocomio opitergino. Le sue condizioni sono “serie ma non gravi” ha detto il primario Dott Algide Summah. Le ferite sono guaribili in 20 giorni.

La polizia sta rintracciando l’immigrato coinvolto. Per lui potrebbero scattare le porte del carcere minorile di Santa Bona o l’espulsione.”

Allora bestia, cosa rispondi?”

“Cosa rispondo? Quotidiano dei centri sociali? Ma se leggevo la Repubblica!…e Kristian e’ figlio di due immigrati regolari ed integrati. Che manica di kazzate che scrivete…

Guarda, non ho proprio nessuna intenzione di rispondere un casso di niente!

Ciao!”

“Va beh bestia, riflettici su . Parla con qualcuno, un avvocato, vedi cosa ha senso dire alla stampa. Ti richiamo! Ma mi raccomando qualsiasi cazzo di cosa vuoi dire o anche se non vuoi dire un cazzo di niente, devi dirlo a me! Capiooo dioken?”

“Va fan kulo Marke, impara a sogar al balon. Mona”

E metto giu’.

Inizio ad avere freddo, piove. Piove. Piove.

Cammino sul lato sinistro della via.

In fondo vedo le luci di un campo sportivo illuminato.

Mi giungono smorzate le grida dell’allenatore.

I fari di una macchina che arriva lenta mi abbagliano.

Andra’ a trenta allora.

E’ un furgoncino, si ferma in mezzo alla strada, di fronte a me.

“Antenna tre nord est – telegiornale”, leggo sulla fiancata.

Si abbassa il finestrino dal lato del passeggero.

Una ragazza, piuttosto giovane e piuttosto carina, fuma nel suo rossetto.

“mi scusi, mi sa dire dove’ la scuola Pertini di Ormelle?

Ci siamo persi.”

Ci mancavano anche questi….

“Sorry sorry nema problema…” rispondo, con la faccia piu’ stravolta che posso.

“Ormelle, sa dov’e’ Ormelle???” ripete lei scandendo e gridando.

“Dobrodosly! Dobro! Niente capito, tutto finito!!”

“Matteo, questo e’ slavo e non capisce una minkia. Vai avanti vai…”

Li saluto agitando il dito medio al cielo.

“van kulo stronzo” mi dice Lei.

Tirano su il finestrino e ripartono nemmeno tanto lenti in direzione dell’immensa rotonoda che ho da poco superato.

Ci gireranno attorno per un paio d’ore, suppongo, e rido, ripensando a quell’oste croato che ci ha imbriagato di Rakia e vino giallo ripetendo per ore “niente capito, tutto finito”.

Estate millenovecento novanta? Noventa? Boh, novanta sette forse.

Eravamo a Murter.

Ci siamo andati in vespa con i fioi. Tutti assieme.

Avevo appena comprato di seconda mano la Boderosa PX 150 che sto andando a recuperare, zuppo, ad Ormelle.

Speriamo che la candela non faccia la stronza.

Forse la pioggia ha smesso ma io tremo (danvanti al tuo. Seno.) ho un freddo cane e mi scappa una pisciata pazzesca e poi continua a vibrare sto casso di casso di telefono di merda.

Sono arrivato alle luci, sono quelle di un campo da rugby.

“Oderzo rugby 1995” e’ l’insegna arrugginita attaccata con il fil di ferro alla rete.

Dei ragazzini si stann rotolando nel fango.

“supera…supera…e pulisci…”

“assa perder el balon. A baea resta par tera.

Il primi due che arrivano non ci pensano neanche…

Supera, pulisci, proteggi il tuo compagno e la palla per terra…”

“e ma che palle! Se la palla e’ libera perche’ non tirarla su mister?” grida con voce stridula una ragazzino grassoccio compertamente coperto di fango.

“Perche’ siamo una squadra, non stai giocando a bocin spanea… e uno di mischia non fa domande, fa quello che e’ giusto per se e per gli altri…Se no vai a correre con i magri dall’altra parte del campo mangi meno salsicce, mona!”

“Brrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrruuuuuuuuuuuaaarrrrrrr”

Il ragazzo risponde con un rutto sonante.

“Bene fioi, basta cosi’. Tutti in doccia, speriamo sia calda almanco oggi”

“Mai paura mister!”

“Ah, tutti meno Luigi. Che si va dieci giri di campo e la prossima volta rutta in faccia a sua morosa…”

Il grassoccio boffoncia una bestemmia e inizia lento lento a correre.

Passo oltre con i coglioni inzuppati di pioggia sotto a boxer a quadretti completamente bagnati, a jeans stonfi, calzini da strizzare e maglia della salute madida, madida, bella parola madida.

Vibro ancora tutto, sembra che tutto il mondo voglia parlarmi questa sera.

Sono stracco morto. Non vedo l’ora di farmi un bagno bollente nella vasca putrida di casa nostra. Mi fa un po’ schifo con tutti i resti organici del Cino attaccati alle pareti smaltate ma non credo di avere la forza per mettermi a grattare lo schifo. Anneghero’ in un mare di schiuma, un rum invecchiato per anaestetizzare sta giornata di merda. Mi faro’ coccolare da mamma emilio, dalla sua cucina terapeutica.

Emilio cucina per non pensare, cucina per sopravvivere, compra padelle anti aderenti come surrogato ad una visita psichiatrica.

Il cartello di Ormelle, lo vedo solo quando ormai ci ho praticamente sbattuto contro.

“Ormelle” e sotto a caratteri cubitale “PADANIA” e piu’ in piccolo “libera”.

Padania, che poi e’ propri brutto come nome Padania. Non ho mai capito che cazzo e’ sta padania. Fin che si parla di Veneto Naxion ci arrivo, ma Padania. Dove vinisce? Sul Po’ immagino. Dal Po’ in giu’ l’italia non c’e’ piu’. Lo dicevamo da piccoli. Non avevo mai visto Monteriggioni, Orvieto, Otranto o Palermo, da piccolo.

Di fronte al Municipio la fontana non si ferma mai.

“Benvenuti ad Ormelle, la citta’ dei Templari”

I templari….Mi hanno sempre fatto paura i templari eppure non so chi siano sti templari, a Ormelle poi.

Camminando con gli occhi aperti si scopre sempre qualcosa.

Passo il municipio, supero la chiesa e giro a destra in Via delle Risorgive.

La scuola media Pertini e’ li, in fondo alla strada.

La mia vespa bianca e’ parcheggiata venti metri prima, sulla destra, nei posti riservati a biciclette e motorini.

La scuola e’ stranamente illuminata.

Mi avvicino.

Proprio davanti alla mia vespa e’ parcheggiato il furgone di prima, quello di Antenna tre.

La signorina piuttosto carina con il rossetto e’ illuminata da un faro di fronte all’ingresso principale. Tiene in mano un immenso ombrello con la mano destra, un microfono con quella sinistra.

E’ circondata da due ragazzine, truccatissime.

Le riconosco. Sono due mie alunne: Periguzzi Silvia e Cristianin Giovanna. Non credo abbiamo mai ascoltato neanche una singola parola delle mie lezioni. Si portano sempre in classe dei settimanali femminili e passano tutte le ore a sfogliare foto di borsette e reggiseni. Sbadigliano, masticano gomme alla cannella e  spediscono centinaia di sms scrivendo alla velocita’ della luce. Gli ho solo gentilmente chiesto, ma questo solo un paio di setimane fa quando non sopportavo piu’ il continuo trillare dei loro Nokia, dmsg

ni mettere la modalita’ silenzioso al loro apparecchio telefonico.

Credo sia stata l’unica volta che mi hanno rivolto la parole.

“ok” ha risposto una delle due.

Mi avvicino lento, lento, piano piano, cercando di non disturbare.

La sella sfondata della vespa luccica sotto al lampione.

Tolgo il bloccasterzo con la chiave piccola.

Ascolto.

“Buona sera . Siamo qui in diretta , in esclusiva, dalla scuola elementare di Ormelle con due testimoni oculari del tremendo pestaggio avvenuto quest’oggi ai danni del figli dell’assessore Antoniutti, il giovane Damon. Prima di dare loro la parole, vi informo che la sezioen “miglio” della Lega Nord Liga Veneta di Colfrancui ha indetto una fiaccolata di protesta domani sera proprio qui ad Ormelle. Una manifestazione a cui partecipera’ il sottosegretario del ministero della gioventu’, Franco Tonegut, e che ovviamente seguiremo in diretta , in esclusiva, noi di antenna tre nord est!”

“stringi stringi, vai sulle ragazze…” gli sussurra il cameraman.

“Si praticamente, cioe’ , l’albanese si e’ buttato sopra Demon di colpo e ha iniziato a picchiarlo selvaggiamente.

Credo avesse anche un coltello.”

“Si, siamo veramente scioccate . Cioe’ noi eravamo cosi’ vicine.”

“Mio padre vuole ritirarmi da questa scuola , per una questione di rispetto politico “

Alzo la sella, sotto ci trovo di tutto: due sacchetti del +3, un supermercato che ha chiuso da almeno dieci anni, pantaloni e Kappa Way della Decatlhon, un cacciavite, un diabolik sbiadito con in copertina Eva Kant a colori – semper bona – un pacchetto di Marlbororosse con dentro una sigaretta maciullata, una bottoglia di olio Esso, un paio di guanti da lavoro verdi, una maglietta bianca con un buco sulla spalla sinistra, due stracci secchi di color rosa.

Sposto la Vespa, indietreggio di dieci metri fino a ritrovare il buio.

Rimetto il cavalleto e inizio a spogliarmi.

Toglio la giacca jeans, il maglioncino girocollo e la maglietta. Mi asciugo con gli stracci che sanno di petrolio.

Mi metto la maglia bianca col buco e la cappa way.

Mi tolgo scarpe, pantaloni e mutande. M’iniflo velocemente i pantaloni della kappa way che si appiccicano alle gambe bagnate.

Accartoccio tutti i miei vestiti e li butto nello zainetto.

Alzo gli occhi e in quel momento vedo che il faro della telecamera si e’ girato nella mia direzione. I passi si fanno vicini.

“Vi possiamo mostrare, qui parcheggiata, la Vespa del professor Bestini che e’ ancora sotto interrogatorio presso i carabinieri di Oderzo …”

Io inizio a correre spingendo la vespa, con la candela bagnata si accende – se dio vuole – solo a spinta.

Corro come un indemoniato, metto la seconda tenendo premuta la frizione.

Solo in fondo alla via mollo la frizione e salgo sulla mia adorata poderosa.

La vespa buffa, gorgoglia, rallenta come per morire e mentre inizio a sudare freddo, si mette vigorosamente in moto.

Accellero a tutta e vado, sotto alla pioggia che e’ tornata a cadere. Il telefono continua a vibrare, inizia a piacermi.

Addio Ormelle.

Solo in quel momento mi rendo conto di essere senza scarpe.

Merda.

Arrivare a casa in queste condizioni sara’ una tortura.

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Una risposta a “‘Sti Kazzi – il romanzo

  1. mah, stai un po’ esagagerando con la storia dei politici razzisti, peccato perche’ per il resto il romanzo e’ bello

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