IO PARTO CON LE K.


Nella foto: un angelo in via palestro

Io parto senza sapere molto della coppia di anziani intrattenitori da parco che vorrei adottare. Si esibiscono, accompagnati dal suono di un vecchio stereo a musicassette, accanto allo stagno dove volano i sorchi, nell’angolo tra la salita dei femminielli e il trenino dell’orco buono. Lui canta con un filo di voce “saran belli gli occhi verdi, saran belli gli occhi blu…ma le gambe, ma le gambeeee” mentre con grande impegno, e scarsi risultati, muove a tempo una scalcinata mariotenna. Lei gonfia palloncini vecchi e polverosi che ti dona con un sorriso triste. Il palloncino rosso, il primo della vita della signora K., occupa tutto il passeggino e la ripara dall’ennesima pioggia di un giugno balordo.

Io parto e lascio ai loro schermi gli umanoidi-che-fingono-di-essere di questo open space silenzioso, dove l’unico rumore che indica la presenza di vita umane e’ il tichettio insistente sulle testiere. Si finge di essere: in conference call di circostanza, riunioni di facciata, lunghe sedute di self marketing con i propri superiori che, a loro volta, recitano la parte dei colonnelli devoti alla company e al libero mercato. “All the work-place is a stage, and all the manager merely players” direbbe oggi Shakespeare in abito Cornelliani e cravatta Armani mentre osserva l’ennesimo allargamento dello spread tra la repubblica delle banane e quella dei weisswurstel.

Io parto e un po’ invidio i 19 milioni di Italiani che si eccitano per le mancate prodezze dei milionari azzurri con le facce smarrite allenati da un anziano cantante in giacca a vento rossa. Se si fosse portato a Cape Town Pupo e il Principe Filiberto al posto delle vuvuzela almeno…

Io parto, e cerco di dimenticare il triste e solitario final della seconda repubblica, asfissiata dall’ingordigia di sesso, soldi e potere, protetta dall’assenza di un alternativa e dal nostro schifato disinteresse.

Io parto con una macchina carica di donne, vestiti per donne di tutte le eta’, crème per donne di tutte le eta’, passeggino, lettino, seggiolone, zaino per bebe’, borsa frigo per bebe’, pappe per bebe’, latte per bebe’, frullati di frutta per bebe’. Mi sa che non ci sara’ piu’ spazio per me.
Io parto e non ho mai avuto una pianta di basilico cosi’ rigogliosa.

Io parto e la Gregoria arriva a casa con una tessera magnetica che le ha cambiato la vita. Si chiama “permesso di soggiorno” e ce l’abbiamo fatta. Abbiamo battuto l’infernale giogo ad ostacoli degli uffici pubblici, abbiamo scalato dieci piani in un palazzo dell’Inps che arriva fino al cielo, grigio monumento alla burocrazia capace d’inghiottire, e far sparire nel nulla, centinaia di pensionati rincoglioniti e badanti ucraine con l’accento bresciano . Abbiamo superato le impronte digitali, la prefettura e la Questura che fa sempre paura. Ed e’ una bella sensazione.

Io parto e non avrei mai pensato di guardare con rimpianto chi mi tira pacco a cena perche’ sta vomitando ancora per la festa della notte prima.

Io parto e nel cielo sopra Milano ho visto un angelo bianco ballare sui bambini di anni zero e le loro famiglie colorate posare orgogliose per la foto ricordo.

Io parto e mi porto in traghetto Toni Pagoda, Riportando tutto a casa, un israeliano e una indio-galesse, lettuera scelte a caso, con cura, nella piu’ bella libreria del mondo, un simbolo all’indipendenza che abbiamo la fortuna di avere sotto casa, la  Centofiori in piazzale Dateo dove se mai presentero’ Sti Kazzi …

Io parto perche’ l’importante e’ andare mica dove si arriva.

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3 risposte a “IO PARTO CON LE K.

  1. …dovrei leggerti più spesso…

  2. che malinconia…non saresti tu l’unico ottimista della famiglia?

  3. hai il raro talento di raccontare cose ordinarie e di renderle poesia. complimenti!

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