IL VECCHIO DEI KRAPHEN


 

Sul lungomare di Zambratija passa un uomo vecchio con un vassoio stracolmo di kraphen spolverati di zucchero a velo.

Cammina lento tra i lettini di plastica in affitto nel giardino sul mare di un giovane padre, si aggira tra scogli dei nudisti, zoppica nei suoi pantaloni chiari tra le pinete alberate dei villaggi in stile sovietico degli anni sessanta, per le spiagge di cemento delle konobe accerchiate dai camper targati Vicenza con le tendine ricamate – dio le fulmini.

Va avanti e indietro tutto il giorno. Ogni tanto sussurra “kraphen, kraphen”. Il piu’ delle volte sta zitto, si avvicina da lontano alle pance rosse dei turisti mostrando le sue leccornie. Il vassoio e’ sempre piento. Si dice in giro che non abbia mai venduto un dolce che sia uno.

Mi vorrei fermare, baciarlo in bocca, mangiare tutti i suoi kraphen e pagarlo con le kune – ah le kune – ma non posso. Sto correndo da pochissmi minuti, mi sto cagando addosso e devo aumentare l’andatura per riuscire ad arrivare fino ai cessi lindi di un campeggio in cui irromperò da runner clandestino.

Questa notte ci hanno preso i krukki nella retata, montato sull’autobus 4 dell’ACTT per portarci verso il campo di sterminio*. Mi sono svegliato quando mi hanno strappato dall’abbraccio della signora K. e della piccola K. Uomini e donne separate. Uomini sul 4, donne sull’uno barrato, quello diretto a Carita’. Questa Guerra di liberazione continua all’infinito nei mei sogni alla Malvasia conditi da rutti di cevapcici – ah i cevapcici, la tendina in riva al mare, un campeggio abbandonato dalla Guerra a Murter dove passano a chiederti i soldi un giorno su tre, la Peugeot 205 cabrio di Mater Krugman , docce fredde all’aperto, l’estate del millenovecento novanta-sette, il fornello da campeggio che si spegne a ogni folata di vento, il materassino che si sgonfia, il bagno appena svegli, non svegliatemi ancora. Non ci siamo ancora svegliati.

L’uomo che verrà ti lascia un sapore forte e vero in bocca per un bel po’, struggente e vero, profuma di pane appena sfornato, violenza ceca, uova calde e atrocità. Sa di sangue e primavera.  

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2 risposte a “IL VECCHIO DEI KRAPHEN

  1. Finalmente uno che scrive i calli propri su wordpress. Alè. E li scrive anche bene. Bravo.

  2. Bell’articolo. Voglio vedere il film, anche.

    L’uno barrato va a Villorba paese. Il che effettivamente calza con l’idea del campo di sterminio . . .

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