LIDO ONLY LIDO….


“Solo lido. Lido ONLYYYYYYYYY…” urla il capitano del motoscafo degli anni cinquanta, riadattato a vaporetto ACTV per coprire la tratta Punta sabbioni-Lido di Venezia.

Saliamo in dieci: due sono pendolari. “ciao vecio”. Tre sono turisti con bicicletta. “Biciclette ONLY se ghe ze spasio,” spiega il capitano a una coppia bionda teutonica con in mano una cartina della laguna di Venezia.

(nella foto Pater K)
“GO, GO dai vien su, che non go voia de rotture de coioni, GO GO… “
La piccola K. agita le gambe a mulinello in segno di giubilo.
 

 

Io ritorno di colpo bimbo, i miei primi ricordi vengono da qui, terra di nascita di Pater K., ultimo nato di una decadente famiglia nobile venexiana.

Al Lido il tempo si e’ fermato. Ti aspetti di trovare Thomas Mann che passeggia al De Bains e D’Annunzio che gioca a tennis vestito di bianco.

Da Titta, il leggendario gelataio del viale, si trova ancora il gianduiotto con panna servito dalla mitologica figlia del proprietario, truccata come si usava nel 1932 – anno della sua prima comunione – nel suo lungo abito da sera viola. E non importa se la nuova cameriera e’ ucraina e insieme al gianduiotto si servono lasagne precotte e mohitos di plastica.

I tramezzini del Bar sul Gran Viale sono, invece, esattamente come li avevo lasciati nel 1981. Nel senso che sono proprio li stessi. La majonese ingiallita sui bordi, gli asparagi in scatola con le uova sode verdine, i gusti tradizionali mai cambiati: prosciutto e uova, tonno e cipolline, mozzarella (finta) e pomodoro. Qui non sono mai arrivate la rucola, lo stracchino, lo speck e il filadelfia. Ne prendiamo dieci. Un cartello all’ingresso accoglie i turisti russi nella loro lingua.

Al Lido ti guardi attorno – le facce di sempre delle vecchiette, le biciclette scassate come unico mezzo di locomozione, i camerieri con le giacche bianche lise e consunte che ti disprezzano con uno sguardo, le signore in fila nei caschi del parrucchiere con mobilio vintage e copie di Oggi dell’estate del 1969 da sfogliare – e ti sale una nostalgia lacrimevole del Penta Partito, Fantastico Tre, Novantesimo Minuto con Tonino Carino da Ascoli, i biglietti da cinquecento lire e la sala giochi con Pac Man che accetta solo monete da duecento.

Ci sono strade riservate ai pedoni e vietate alle bici solo per permettere ai negozianti di apostrofare l’ignorante foresto: “Varda che xe un marciapiedeeee tuttto, no te vedi….”

La spiaggia e’ praticamente deserta. Qui una capanna, non esistono ombrelloni popolari, costa 13 mila euro per la stagione. Sono quasi tutte vuote.
 

 

Pater K. pesca peoci sotto la diga grande, come ogni estate dal 1951, e non importa se la laguna e’ inquinata, le cozze sono anchilosate e a nessuno in famiglia piacciono. Pater K. infila le pinne nere del 1972 e la sua maschera con lenti progressive- costata la quattordicesima del 1977 – e si avvia verso l’Excelsior con il passo tronfio che hanno solo quelli che sono stati ragazzi all’epoca dei Vitelloni. Pater K. si sente Vittorio Gassman e Alberto Sordi in un film in bianco e nero, avanza tra le capanne, dove si abbrustoliscono al sole vecchie pin-up in menopausa di Campo San Polo e giovani badanti di Oculisti di San Marco, con il passo del vero latin lover e lo sguardo da cuccador assassino nonostante i chili di troppo, i capelli bianchi arruffati e i segni delle cicatrici sulla panza. Non per niente pater K. si e’ sposato una svedese nel 1968.

Entra in acqua e pesca chili di peoci al profumo di Marghera – rischiando come sempre di perdere la vita per annegamento – poi li pulisce – sfinito – in riva al mare rimestando il manico di una scopa in un secchio d’alluminio. A questo punto toglie le fastidiose barbe, sfregandoli uno ad uno.

Sale presto dalla spiaggia per soffriggere i molluschi, con quintali di aglio spremuto, nella cucina di un palazzetto anni cinquanta di qualche amico compiacente. Al calar della sera butta la pasta nell’acqua che bolle e obbliga i presenti ad una scorpacciata dei suoi mitologici spaghetti coi peoci.

“Si papa’ sono squisiti”, mi sento obbligato a ripetere dal 1979 per non deludere i suoi sforzi.

Il vaporetto riparte alle 22 e 14. La piccola K. si sveglia in mezzo ad un orda di liceali francesi che scattano foto. Dalla laguna una vento fresco ti schizza in faccia ricordi sparsi  e fette di memoria. Estate 1981, vedo Sandro Pertini a Vermicino e sento la voce del piccolo Alfredino. Ritrovo nei miei sogni una pizzetta bisunta avvolta nella plastica in vendita nel bar sospeso sulle auto del Traghetto San Nicolo per il Tronchetto. Mi vedo correre nel vaporetto e sognare da grande di poterlo guidare e, soprattutto, attraccare alla fermata del Lido, lanciando la fune sugli ormeggi con gesto sicuro, aprire il cancello scorrevole di metallo e dire con voce sonante:

“Lido, fermata Lido di Venexia.”

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3 risposte a “LIDO ONLY LIDO….

  1. il racconto è così vivido che sembra di esser lì a osservar la scena. complimenti.

  2. piccolo Krugman mi complimento perchè veramente rispecchia i fatti ..
    e come rivivere i tempi passati .
    papa Krugman

  3. rientrata in ufficio da poche ore e molte vacanze……….per fortuna che c’è diario minimo per farsi due risate e un giro nel glorioso passato della famiglia Krugman.

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