NON SONO COMUNISTA!


Corso Venezia.  Aci. Nando’s Coffee. Dolce e Gabbana. De Padova. Gli ultimi africani che vendono favole, i primi cingalesi che spacciano rose dai petali tristi, le solite zigane che tendono la mano: “buona giornata” se allunghi venti cents, “che dio ti benedica,” con 50 centesimi, “Dio protegga te e la tua famiglia,” con un euro. Un paio di mutilati al semaforo. Il suonatore di sax del corso prova l’ave maria di Shubert. Pioggia monsonica fredda. Le statue umane si nascondono negli androni , la cera gli cola dalla faccia ai coglioni. Il giocoliere si protegge dalle intemperie nelle vetrine di Zara. Piove sempre piu’ forte. Non ho l’ombrello ma, almeno, ho conosciuto il sarto cinese di Via Nino Bixio.

Si avvicina un uomo, la mano protesa, i guanti tagliati, chiede la carità. E’  vecchio. Io ho gli occhiali appannati. Ha in mano un cartello. Si avvicina. Diluvia. Ora siamo uno di fronte all’altro. Leggo. Il cartello è  plastificato, stampato al computer. Cartoncino bianco e scritta in nero, a caratteri cubitali: NON SONO COMUNISTA.

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