SVEGLIATI, ALZATI, MUOVITI


Svegliati, alzati, muoviti. E’ ora di partire, subito.
Apri le tende scure, guarda che merda là fuori: una fitta nebbia copre le sagome della finestra di fronte, non si riesce neanche a spiare dietro alle tende rosse della studentessa del piano di sotto.
Scappiamo, lasciamo a loro destino le palle di vetro made in china,  dimore di sconsolati babbo natale, in sconto al cinquanta percento negli espositori accanto alle casse.
Abbandoniamo la serranda abbassata per sempre della giovane fruttivendola mafiosa, il panificio della sessantanne zebrata-perennemente-incazzata che ha passato la mano ad un gruppo di giovani polacche gentili e premurose, perchè anche se tutto li dentro è rimasto come prima, la focaccia rossa non sara’ mai più la stessa.
Via, via, lontano dallo stupido freddo umido della pianura padana, dalle squallide cronache di bavosi draghi brianzoli con la mente offuscata dal Viagra, dai mozziconi di basilico defunto sui davanzali.
Superiamo Famagosta con i sui calciatori amatori in divisa sociale blu che sfidano le proprie pancie in un campo spellacchiato con le linee ben tracciate, sotto al cavalcavia.
Via, via in questo muro grigio che non vuole morire. Accelleri davanti al forum di Assago. Ed e’ tutta una tirata fino a Seravvalle, dove lasci ad una coda di un chilometro e settecento metri i disperati dei saldi, gli addicted degli outlet, stipati in giacconi lucidi su macchine di grossa cilindrata ed in autobus gratuiti 7giornisu7, 365 giorni all’anno. Li abbandoniamo al loro destino fatto di piadine troppo salate e litigate per l’ultima felpa diesel da mostrare trionfanti a cognate invidiose. Addio, vai, fai le ultime due curve insieme a Vinicio nel suo bardamun e ta’……….taaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
Dietro l’ultimo tornante la nebbia scompare senza preavviso e ti stropicci gli occhi mentre un sole caldo invade l’abitacolo, senza turbare il placido russare della mini K.
Un cielo da cartolina, una bandiera della Sampdoria, Genova Bolzaneto che evoca sempre incubi di regime, una tuta da lavoro arancione stesa ad asciugare, il mare, il mare, ho visto il mare!
Muoviti, sbrigati, lascia la macchina dove capita, dobbiamo scendere, respirare, chiudere gli occhi per ascoltare il profumo del mediterraneo, i motociclisti distesi sulla battigia accanto al casco e gli stivali in pelle, un padre in mutande a righe che segue due bimbi sulla spiaggia fino a sentire il gelo dell’acqua sui polpacci, una giostra rosa che sa di zucchero filato, le facce scavate ed ostili dei vecchi, la piccola K. che corre impazzita di gioia verso il suo primo cono gelato, una focaccia unta, un napoletano che gonfia mega bolle di sapone, merda di piccione, tutte le carrozine della Liguria lungo la passeggiata, una partita di pallanuoto, la lavanda, la maglietta pezzata tolto il maglione, il sole che scende lento dietro una petroliera al largo, una barca torna nel porto, gli ultimi raggi da prendere tutti prima del buio, della notte, della nebbia, di un altro lunedi’,  lasciatemi qua, lasciatemi qua, lasciatemi qua….

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