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IL SOLE TRAMONTA DIETRO AL PALAZZO DELLA SVIZZERA

Si sfidano sul ghiaino, accanto all’asilo.

Alti, muscolosi, nerissimi, con le divise rosse sponsorizzate dalla Autofficina Mario di Carate Brianza. Le minuscule porte segnate con due pietre piu’ grosse. Entrate a gamba tesa,  un paio di feriti per terra. Nessuna simulazione in area di rigore, bordate da una parte all’altra del campo con confini indefiniti.

Cross sbagliato , il pallone bianco di cuoio parte lontano, sfiora lo scivolo, supera le altalene dei grandi e finisce dall’altra parte della collinetta, dove stazionano dozzine di giovani latinos.

I sudamericani hanno immensi cappelli col la visiera rigida e scarpe da ginnastica oversize, fumacchiano e ridacchiano per attirare l’attenzione delle le ragazze del gruppo:  culo basso, due passi di danza kuduro in strtti jeans a vita bassa. Un calcetto sgraziato al pallone con il tipico sdegno femminile per la materia.

Noi stiamo nel mezzo: belle bimbe bionde fikette dei palazzi vicini, tate filippine che acoltano  l’ultima hit di Tiziano Ferro, una coppia di zii gay impressionati a gran voce dalle acrobazie del nipotino Zeno, un mini palo di lap dance per le giovani veline, la piccola K. che si tuffa nel vuoto sicura della presa paterna.
Il sole tramonta dietro al palazzo della Svizzera.
Ci preperiamo maldestramente a salpare sulla bici verso casa.
Si avvicina una bimba con gli occhi azzurri tallonata da quattro o cinque pesti.
“Ma tu sei una donna o un uomo?”
K: “Beh, sono un uomo con una componente femminile molto sviluppata…”
“Un uomo o una donna dunque?”
K: “No, scherzavo. Sono un uomo.”
“E allora perche’ hai la voce di una donna? Perche’ parli come una femmina?”

Mi allontano, tentando di non rispondere alla provocazioni di questa piccolo stronzetta.

“Lascialo perdere,” interviene un amico della biondina.  “Non vedi che e’ solo un povero vecchio pazzo….”

Imbocco la discesa, saluto il nano senza testa accanto al trenino e mi godo i 72 metri di pista ciclabile lasciati in eredita’ dalla sciura del comune.

CENTRAL PALESTRO PARK

Bisogna sconfiggere la pigrizia, il profumo delle fave cucinate con la pancetta, la droga-droga-droga di uno schermo al plasma e quella di una tastiera accondiscentente che non dice mai di no. 

Va respinta la tentazione di riprovare a leggere manuali per presunti padri abbandonati nell’acqua bollenta di una vasca da bimbi e anche quella di un riposino sul divano fuxia con il cuscino sugli occhi.

Ma poi ne vale la pena.

Esco con Battiato che mi canta nell’orecchio sinistro e Carmen in quello destro “tuttooo l’universo obbedisce all’amore…..” .

Giro in Via Goldoni e l’ultimo sole mi acceca. Si e’ fermato in fondo alla via e la illumina da capo a fondo prima di lasciare la citta’ alle ombre della notte.  Scatto:

 Via goldoni baciata dal sole

Respiro a polmoni aperti questa familiare puzza di smog. Zigzago tra le macchine in fila, evito quelle che mi sfrecciano contro nelle corsie libere. Attraverso corso venezia nel pieno di una tromba d’aria.

Sono finalmente nel mio parco – e da quando ho scoperto dei comodissimi cessi puzzolentissimi nel sotterraneo del museo lo amo ancora di piu’ –

Alberi in fiore e nuovi fiori nelle aiuole.

Corro con Bugo che mi ricorda la Crisi e io gli ricordo che non c’e’ sempre bisogno di ricordare tutto.

Mestieri in crisi: file di taxi in attesa ad ogni posteggio della citta’. lavorano poco e c’e’ chi non se ne dispiace – mi riferisco a te, anziano di Piazza Affari – anche le puttane dicono di lavorare meno. Per una escort di lusso bastano 350 euri all’ora . A dicembre ce ne volevano 500. I dentisti invece non vanno mai in crisi. Io aspetto, con la bocca aperta, che finiscano le lacrime per il gattino schiacciato per strada.

Pensieri di corsa mentre nel silenzio di un parco deserto -il vento dell’est fa scappare le mamme con i bimbi pettinati – un sax suona l’Internazionale.

“are we human or ar we dancer?”

Gelosie varie

I giardini montanelli di via palestro sono invasi da novelli corridori (anche un sacco di gnocca per essere sinceri). Verso sera l’anello esterno e’ tutto un corri corri. Fikette con reggiseni da sport, fanciulle con zainetto sulle spalle, fanciulli con zainetto a tracolla, giovini con cani, meno giovini con moglie in bici accanto, gruppi di sovrappeso con magliette da calcetto, coppie e trii superabbronazti partiti probabilmente da porto fino, di corsa. Il prato e’ tutto un corri corri di cani e frisbie e qualche cannone.

Sono geloso del mio parco deserto con le foglie che cadono, sono geloso del mio percorso in solitudine, nel silenzio della notte che cala, nella gioia dell’incontro di altri disperati corridori invernali.

Andate a casa. questa e’ camera mia