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CHATEAU CESSO CHIMICO

Tre eleganti separe’ montati su graziosi blocchi di cemento interrompono un abbozzo di via pedonale, separano fisicamente il lusso a cinque stelle dagli scatarroni al sapore di vino rosso in cartone, la merda nel cesso chimico dalla body-lotion-organic ai profumi del Mediterraneo.
Il piccolo-grande muro della Milano, mia e di Giuliano, divide fisicamente il brand new Chateau — con il suo ristorante fusion e la SPA esclusiva di prossima apertura — dalla mensa dell’opera San Francesco, due mila pasti caldi al giorno ai reietti della citta’.
“Deratizzazione” scritto in nero su sfondo giallo nell’aiuola che delimita il confine. Un barbone spezza il pane per i piccioni. Dall’altra parte, il cuoco stellato con l’alto cappello bianco immacolato aspetta, al primo sole di febbraio, i clienti del pranzo.
La coloninna del PM10 del Verziere segna un romantico record a 220, ci riporta al bianco e nero del triangolo industriale.

Respiro a pieni polmoni, scatto sui pedali.
Il fiorista non accetta il bancomat.

L’area C accoglie il telepass.

Nota a margine: Tra gli ultimi concerti che son riuscito a perdere. Dopo Vasco (Brondi) due volte — ma una e’ colpa sua — annovero l’Officina della Camomilla:

http://www.youtube.com/watch?v=zTl2qk4SsxM&feature=related

LA PRIMA COSA BELLA…

Siamo la prima generazione del dopoguerra che prevede per i  figli un avvenire piu’ difficile del proprio. Siamo stati messi al mondo dalla generazione del riscatto, i nostri genitori hanno vissuto il boom degli anni sessanta, Ii nostri fratelli maggiori la Milano da bere degli anni ’80, sono entrati nel mondo del lavoro nel periodo scintillante della new economy convinti che la realizzazione professionale sia vera gloria .

Noi No. Noi ci siamo laureati poco prima che crollassero le torri, abbiamo visto il movimento no global infrangersi nel sangue di Genova, vissuto in prima persona il funerale del posto fisso e la nascita del precariato continuo, dei contratti atipici, dei cococo, della cassa integrazione da tuta blu, dei licenziamenti selvaggi… E tutto senza un caxxo di ideale a cui aggrapparci, un dio da pregare, un partito in cui credere. Un altro mondo possible in cui sperare.
Passiamo un’ora e venti minuti al giorno in coda in macchina per andare e tornare dall’ufficio, in media mezz’ora in piu’ dei nostri padre nel 1980.
C’indebitiamo per tutta la vita per il mutuo sulla prima casa – il nostro scade nel 2038: oggi ci vogliono 208 stipendi per un appartamento di 100 mq in una zona residenziale di periferia, oltre 17 anni di lavoro. Nel 1970 bastavano 80 stipendi, poco piu’ di sei anni e mezzo.
Vediamo di anno in anno allargarsi la forbice tra i super manager e i comuni mortali: il rapporto tra lo stipendio del manager e quello dell’ impiegato e’ di 253 a 1, era solo 10 a 1 nel 1970.
Come se non bastasse non abbiamo neanche diritto all’informazione. Alla 8 della sera non esiste in Italia un telegiornale che informi non dico con obiettivita’,i fatti sono sempre mediati dalla mente del reporter, ma almeno onesta’ intellettuale. Blob e’ l’nica forma d’informazione rimasta in chiaro.
La cosa piu’ grave e’ che neanche ci lamentiamo piu’, accettiamo spalate di diarrea diffuse dal ventilatore impazzito del tubo catodico come fosse cioccolata di Modica.
Facciamoci una cantata, va la’, che passa tutto:

Virzi c’ha preso.

PENSIERI ALTI

I calzini a strisce rosse e arancioni sono da buttare, mi puzzano i piedi. Me li ha regalati la Signora Krugman. Il vecchio ferro non funziona piu’. Quello nuovo spara vapore a 130 qualchecosa, “ed e’ importante essendo un ferro a vapore” ci spiegano per convincerci a spendere di piu’. Fa caldo, la mozza sciolta si attacca sulla pizza alta e non se ne vuole piu’ andare. I cinesi vendono gelati e puliscono le vetrine delle gelaterie stesse.Chi ha a quella vespa maculata davanti al Gold: dolce  o gabbana?. Ti porto al Gold, ti porto in America!. Bobo ci offre una bottiglia di champagne al blansc, dice cosi’, al blansc all’incrocio tra la piazza e via morgagni. Ha quattro figlie e non riesce ad alzare la moto. In via Uberti hanno chiamato i vigili. Il bar e’ chiuso per lutto, il tabacchino non muore mai. L’asfalto si scioglie troppo facilmente nei nostri polmoni. Il cavalletto sprofonda. L’aria condizionata fa un freddo eccessivo ma alle cinque del mattino il caldo diventa insopportabile. Ti abbraccio ma rispondi “Liberta’, liberta’ “. Questa mattina mi hanno svegliato i canti disperati degli ucccelli in gabbia di via Uberti al numero uno. Quest’estate mangio solo gelato alla stracciatella in coni di wafer. Guardo fuori e da dentro sembra anche bello. Vorrei scrivere questo post per sempre. Scrivere e ascoltare: http://www.youtube.com/watch?v=Z8HzwcbeGFE

Grigio (2)

Le polveri sottili sono mie amiche. Si depositano gentili sul manto rosso della Poderosa, ferita. Scendono lentamente adagiandosi sul basilico indurito dai mesi e sulla menta, morta di malore improvviso. Coprono le voci dei clacson arrabbiati con piazzale dateo. Entrano lentamente in un bicchierone di Negroni in Piazza della Repubblica che non riesco a bere, intendo la Piazza e il Negroni sui divanoni dei nuovi bar dei fighetti e delle fighe di una volta.

Cadono le polveri sottili e i bimbi corrono nei cortili piastrellati ad abbracciare questa nevicata grigia e “mamma mamma voglio fare un pupazzo di polveri sottili…” e “si si Andrea, poi lo facciamo ora dobbiamo andare sull’altalenta…”

E per fortuna non piove veramente da mesi e le polveri ci rimangono attaccate e io me le godo.

“Questa citta’ ti fa venire voglia di andare verso l’autodistruzione, alcol, droghe….si lasciamoci andare” dice uno che viene da Paese e sta in albergo a Lainate, lavora a Rho ma conosce anche Trezzano.

Ho scoperto che mentre ascoltavo gli stessi gruppi pseudo alternativi degli anni novanta ne sono cresciuti altri e ce’ un sacco di musica da ascoltare ma i Diaframma rimangono gli capostipiti di tutti.

 http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendid=119397988

http://it.youtube.com/watch?v=cxm9rMMlh_E

Ciao, vado a Venexia.