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RICORDI SPORCHI

Ricordi sporchi dell’ultima neve

Mi balla una palpebra

Rumoreggia la catena.

Non si accende la dinamo.

Evito gli elicotteri degli ambulanti, volano fosforescenti sugli ultimi saldi al settanta percento.

Cade la bimba, inciampa nella gonna rosa del vestito da principessa, in tessuto altamente infiammabile.

Alzo il sacchetto verde, il limone e’ soffocato.

Perdo un altro registratore tascabile.

La sveglia suona sempre sulla pubblicita’ delle 7 e 30.

Mia figlia mi racconta una storia per farmi addormentare.

La K. cuce a mezzanotte, righe nere su pannolenci giallo.

Quasi quasi la sposo.

Apemaia in giapponese si scrive みつばちマーヤの冒険.

Sono sorpassato, non uso neanche twitter per masturbarmi.

Non mangio una carbonara da mesi.

La raccolta differenziata mi fa sentire una persona migliore.

M’immergo felice in una vasca da bagno lunga 110 centimetri a finire un giallo di merda.

Vinicio non ha piu’ niente da dire.

Ho iniziato ad usare i gillet.

colonna sonora:

http://www.youtube.com/watch?v=1wJgqWh_wy4&NR=1&feature=endscreen

CHATEAU CESSO CHIMICO

Tre eleganti separe’ montati su graziosi blocchi di cemento interrompono un abbozzo di via pedonale, separano fisicamente il lusso a cinque stelle dagli scatarroni al sapore di vino rosso in cartone, la merda nel cesso chimico dalla body-lotion-organic ai profumi del Mediterraneo.
Il piccolo-grande muro della Milano, mia e di Giuliano, divide fisicamente il brand new Chateau — con il suo ristorante fusion e la SPA esclusiva di prossima apertura — dalla mensa dell’opera San Francesco, due mila pasti caldi al giorno ai reietti della citta’.
“Deratizzazione” scritto in nero su sfondo giallo nell’aiuola che delimita il confine. Un barbone spezza il pane per i piccioni. Dall’altra parte, il cuoco stellato con l’alto cappello bianco immacolato aspetta, al primo sole di febbraio, i clienti del pranzo.
La coloninna del PM10 del Verziere segna un romantico record a 220, ci riporta al bianco e nero del triangolo industriale.

Respiro a pieni polmoni, scatto sui pedali.
Il fiorista non accetta il bancomat.

L’area C accoglie il telepass.

Nota a margine: Tra gli ultimi concerti che son riuscito a perdere. Dopo Vasco (Brondi) due volte — ma una e’ colpa sua — annovero l’Officina della Camomilla:

http://www.youtube.com/watch?v=zTl2qk4SsxM&feature=related

ANDIAMO A VEDERE LE LUCI….

Andiamo a vedere le luci,

Questo casco mi balla in testa anche se e’ una small

Andiamo a vedere le luci,
Cosi’ non serve a niente.
Dai, andiamo a vedere le luci che e’ tardi. Balla in testa anche il mio.

Bene, cosi’ la piccola K. restera’ orfana d’entrambi i genitori

Andiamo a vedere le luci, dai.

Gira a destra, sempre dritto. Fino al centro commerciale.

Ehi, guarda chi c’e’. K. ti ricordi di me?
Certo ciao, come stai ? io sono padre.

K. non ti sei accorta che e’ incinta?

Ah, no. le ho da sempre guardato solo le tette.

Una bira

Che buono il profumo della tua pelle

Una bira

Sembriamo due ragazzini.

Eh si, solo perche’ io ho lo zainetto arancione e tu una giacca jeans sgualcita.

Tocca passare all’havana cola.

Ma sono sempre cominciati cosi’ tardi i concerti?

Voglio la maglietta, ho sempre volute le magliette dei concerti e non ne ho mai avuta una.

Vasco non e’ piu’ il ragazzino d’una volta

Un altro Havana?

Domani sono di turno, speriamo non muoia nessuno in Afganisthan.

Ma si dai un altro.

Basta, non piscio piu’ nei bagni chimici

Andiamo dietro ai fusti di birra

Pisciano tutti qua, i ragazzi. Tu sei l’unica donna.

Mi continuano a lusingare con proposte professionali, io vorrei solo vivere in pace …

… e vincere il nobel della letteratura.

Oggi mi ha guardato quella con i capelli bianchi che taglia i capelli dalla trans.

Eh?

Mi ha guardato preoccupata.

Eh?

“Ma sei sposato?” mi ha chiesto sgomenta.

“Perche’, e’ grave?.

Una M grazie.

E se gli alberghi appena costruiti coprono i tramonti, tu non preoccuparti, non preoccuparti….