Run Emilio Run…

MA DOVE CASSO CORRI MONA? -3 ALLA VENICE MARATHON

Ottobre 22, 2009 ·

 Areo Mona ma dove casso corri? Tutti con sta casso di corsa, avete rotto i coglioni, Tu Emilio e  anche Linus che ha sessant’anni e sembra malato di adis da quanto e magro a ancora ci rompe i coglioni per le maratone…

UNO DUE UNO DUE UNO DUE UNO DUE

Bravo, Bravo, Coion…Siete una massa di sfigati. Lavorate dal Lunedi’ al Venerdi’ e appena uscite dai vostri uffici di merda andate a correre invece di stare con la vostre mogli, con le vostre figlie… ma dove casso corri mona?????

UNO DUE UNO DUE UNO DUE UNO DUE

E poi vi lamentate anche diocan se le vostre donne si trombano il vicino, ciavate invece di correre coglioni, coglioni, che magari ci lasciate anche le penne…

UNO DUE UNO DUE UNO DUE

Mangiate integratori di merda, amminoacidi ramificati, pillole e sali minerali, mai il pane con la pasta, la carne di cavallo, il sale solo il sabato… Imbecilli. E invece di bere ombre di rosso, vi ingollate ghetoraid de merda giallo fosforescenteeee…Tu almeno sei il Vinicio della Capossela della maratone e esci e bevi ma gli altri se ne stanno chiusi nei loro orologi satellitare ha contare i secondi…Hai fatto 27 e 33 , bravo dio can , bravo.

UNO DUE UNO DUE UNO DUE

Ricordati alla tua cazzzo di maratona di Venexia che ci saro’ io ogni venti metri a riderti in faccia e gridarti: Ma dove casso corri, coglione!

UNO DUE UNO DUE UNO DUE.

Il mio filosofo preferito mi sbatte il telefono in faccia. Io mi preparo la tavola, accendo la griglia, mi preparo un filetto con patate al forno e lenticchie. Lo accompagnio con due bicchieri abbondanti di Chianti barricato. Poi mi siedo sul divano viola e mi fumo di gusto due splendide sigarette mentre Dustin Hoffman fa il maratoneta scaricato dal computer alla tv. E domenica parto alle 9 e 20 da Stra per fare 42 chilometri fino a Venexia.

 
 
 
 MI?LA?NO! MARATHON
Sabato notte, strasudo nel letto  – potrei avere la febbre ma misurarla non ha senso – (che modo del catso di iniziare un racconto, escusatio non petita, mona)

Sono imbottito di analgesici, spalmato di crema sul collo che da circa 24 ore non riesco piu’ a muovere ne a destra ne a sinistra (e che cazzo te ne frega, devi correre dritto mica girarti a guardare le fighe no? mi incoraggia ilcervelloinfuga)

Lo so, e’ tutta colpa  mia. Ho lanciato la sfida a questa citta stronza, alla piu’ brutta maratona del mondo, perche’ voglio finalmente sentirmi milanese fino in fondo e lo saro’ solo dopo aver leccato chilometri d’asfalto delle periferie, mangiato lo smog degli stronzi strombazzanti nelle loro macchine  e condiviso con altri migliai di uomini di mezza eta’ a, e qualche disperata donna,  una fatica immensa in un clima inospitale.

Ho mangiato come un bue, banane su banane per evitare i crampi, etti su etti di pasta al burro per riempirmi di carboidrati e quasi un chilo di crostata del panificio all’angolo – strepitosa ma adesso non la voglio neanche piu’ sentir nominare-perche’ da qualche parte ho letto che questa e’ la giusta dieta prima della gara.

Alla fine arriva faticoso il mattino.

Mi alzo molto prima che suoni la sveglia, fuori e’ buio. Bevo intrugli di sali minerali, una tazzona di caffe’ e ancora crostata (basta, e’ un droga!!!!)

Ogni due minuti faccio sosta ar cesso, classico squaraus emozionale.

Mi vesto di tutto punto, piu’ del povero Ambrogio Fogar nella sua spedizione al Polo, ed esco.

Volo sulla mia Poderosa in una Milano deserta e silenziosa. L’aria e’ frizzante, il sole splende. Parcheggio a pochi metri dalla partenza.

Il nanobastardo e il papa’ di Bruna mi aspettano alla consegna sacche. Si passano creme riscaldanti e liquidi corporei. Stiamo li a fare e rifare i conti sul ritmo da seguire (5′25″ no tropppo troppo 5′30″ no ma sei matto, 5′22″…) mentre cerchiamo un raggio di sole e stiamo ben attenti a non scaldarci neanche un po’ con futili corsette o stratching da fighetti.

“Se sono sopravvissuto a quella partita a Rovato nel 92 con il campo di terra cementate e la doccia gelata…” continua a ripetere Ilpapa’dibruna come un mantra e io non ho nessuna intenzione di dirgli che quello che sta per fare e pegggio , molto peggio.

Ilnanobastardo canta e canta, indossa un maglione orribile del ‘82 che non voglio fargli buttare, Ilpapa’dibruna un paio di pantalonicini del 84 che usava ad educazione fisica in quarta elementare.

C’infiliamo in sacchi neri, ci donano molto, ed entriamo nelle gabbie di partenza. Qui ci raggiunge Ilcervelloinfuga portato direttamente sulla partenza con l’elicottero personale.

Stretti ad altre centinaia di derelitti che cercano con questa follia di dare un senso alla propria esistenza, ognuno con il suo abbigliamente studiato e ristudiato, aspettiamo la partenza.

Ci sorpassa Takuma, diretto verso le prime file, dove fara’ gara con GemBoy e qualche altro suo amico degli altopiani. E’ del Polesine, in provincial di Nairobi.

Ad un certo punto ci muoviamo travolti dall’onda. Passiamo la linea di partenza che il cronometro segna gia’ due minuti abbondanti.

I primi due chilometri sono delirio emozionale. Gridiamo, diciamo minkiate, cerchiamo palloncini di pace maker, accelleriamo, rallentiamo. Insomma, non ci capiamo un catso.

3o chilometro: superiamo sulla destra Susanna messaggio affiancata da un’allenatore in bicicletta. Va al rallentatore, arrivera’ per Sant Ambrous ….

4o chilometro, Porta Venezia e sulla destra i miei giardini di via Palestro. Un complesso suona , l’esaltazione e’ massima. Dall’altra parte della strada incrociamo i primi gia’ al 7 chilometro. Sembrano in rollerblade.

5,6o chilometro. Tutti assieme a cantare o mia bela madunina…Solo il nanobastardoriccionese non canta, tiene preziose l’energie, lo stronzo.

In piazza Fontana Ilcervelloinfuga ci saluta e mette la quinta.

7o chilometro. Cerco la signora Krugman in corso Buenos aires. Non ce’.

8o chilometro: profumo di caffe’ alla torrefazione.

9o chilometro Ilpapa’dibruna vede una carrozzina e si commuove

10 chilometro. Ci  aspetta il fratello della nanomaledettoromagnolo. Ci fermiamo dinnazi a lui a pisciare tutti e tre sui platani della circonvalla.

10 km in 53′30″. Siamo perfetti.

Ce’ il sole. Sudo come un porco ma non mi spoglio.

Ilpapa’dibruna gode cinque chilometri di grande spolvero rinfrancato dagli incitamenti del pubblico (prego) .

12, 13o Un paio di cavalcavia che proprio non ricordavo.

15, 16, Lunghi vialoni e agli incroci famiglie di immigrati che ci incitano. Iniziamo a trovare, invece, sempre piu’ machine strombazzanti ferme in colonna.

All’inizio pensavo fossero d’incoraggiamento. Invece sono gli stronzi. La maggioranza votante di questa citta’ e di questa nazione. Vincono loro, sempre. Si sbracciano dai Quattro per Quattro metalizzati mentre fumano le loro Malboro rosse e bestemmiano. Insultano noi e, soprattutto, gli angeli con la giacca blu. I volontari dell’organizzazione che rischiano l’incolumita’ fisica per non far morire il sogno di una maratona a Milano.  Grazie a tutti, veramente, ma a vincere sono sempre gli imbecilli. Pero’ sto con Gasparotto, e’ giusto provarci, lottare e non arrenderci allo schifo.

17 Davanti a noi un pilone sudafricano con la bandiera al posto delle mutande.

18 Seguiamo un pensionato con i bermuda del mare beige, la cintura in pelle e un elegante maglia bordo’.

19 Naviglio pavese.  Tre bimbi aspettano il papa’ con gli striscioni. Il piu’ piccolo dice alla madre “ma corrono anche i nonni…” . Alla nostra sinistra I peggiori palazzoni dell’edilizia popolare anni sessanta. Sento gia’ la stanchezza, brutto segno.

20, viale Cassala. Ilapapa’dibruna mi elenca tutti, ma proprio tutti , i nomi delle vie che ci mancano da percorrere fino all’arrivo.

21, mezza maratona. 1′53 e qualcosa.

“E andiamo” grido per incoraggiare i miei compagni di viaggio, ma in realta’ cerco di darmi una carica che non sento .

22 ponte sul naviglio, Yurispara si sbraccia in bici per salutarmi. Linus e’ passato da poco. Sulla destra il suo mittico Alex Farolfi con papa’ insciarpato, fanno tenerezza

23,24 si gira dentro via Lorenteggio. Inizio ad essere sempre piu’ infastidito dagli strombazzamenti degli stornzi. Alzo dito medio a ripetizione verso i piu’ dispettosi.

25 Ci fermiamo al ristoro. Abbiamo tre facce stravolte. Siamo in fondo a via lorenteggio. Il sole spacca le pietre. Il campo di Cesano e’ due chilometri piu’ avanti. Sopra di noi le torri della Vodafone, e altri palazzoni senza senso, quelli dove fabri grida bugiardo. Ho un caldo pazzesco ma non ho voglia di spogliarmi. Cerco un cespuglio dove abbandonare cappello e guanti.

26,27 verso Corsico, file di macchine che strombazzato incatsate. Io mostro indici e mando a fan kulo ” suonate pezzi di merda suonate” grido.

Chi mi corre accanto ci prova con una filandese.

Come ti chiami? Bene bene…

No no nome…. ? ok bene bene

Name. Si dice. Name? Ludmilla,

Piacere Oscar.

Un altro litiga con un automobilista:

che cazzo suoni coglione…”

“ma vai a lavorare stronzo…”

“testa di cazzo, pezzo di merda…”

“vengo li e ti spacco il culo”

Per non saper ne leggere ne scrivere, mi allontano.

Cinque minuti dopo due macchine, una Mini e una station Wagon, viaggiano allegre tra noi corridori. Mi avvicino alla prima , c’e’ una donna alla guida…

“Invece di guidare mangiami il cazzo, troia!” grido inviperito.

28, 29 la fatica aumenta, la gioia della corsa diminuisce. Supero uno sfinito Manlio Gasparotto

… Dai manlio dai ! run manlio run! Gli grido.

Arrivo, arrivo! Risponde con un filo di voce.

Mi avvicina un fighetto con il paraorecchi:

Ciao, ma tu sei l’amico di Riulloma?”

“Si”

“Sono suo cugino”

Grazie al cazzo penso mentre la fatica s’impadronisce dele mie membra.

“Dovevo vare la mezza, sai non sono allenato, ma per il momento continuo…”

“bene bene..io sto morendo”

“Beh ciao vado, ci vediamo” mi dice

“Ok” rispondo ma penso sto gran cazzo e m’incollo alle sue scarpe.

30 km: 3 ore e 45 min. Dai dai che ne mancano solo 12. 

Qui inizia il calvario. Supero uno straniero che fa le foto a San Siro mentre corre, come cazzo fai a fare le foto mentre corri….

31 Parcho di trenno. Vento contro. Inizio a sentire due macigni al posto dei polpacci. Primi crampi.

32,5 km. Mi fermo allo spugnaggio. Bevo acqua sporca dalle spugne. Mi raggiungono Abba e Toni.Il nano bastardo e’ in forma smagliantissima. Toni barcolla nel suo fisico perfetto.

Metto l’ipod alla ricerca di un sollievo e li seguo.

Man on the moon, bugiardo!, ho visto gente della mia eta’ andare via…

No mi aiuta un granche.

Il fisico crolla, i crampi ai polpacci non si placano, non mollo.

35 km. Ci fermiamo al ristoro come se fossimo al bar. Mangiamo , beviamo .

Ci raggiunge il battaglione 4 ore.

E’ la mazzata finale.

Mi accodo al primo palloncino , mi metto accanto al pace maker e gli sto accanto.

Ma non ce la faccio piu’.

Seguo toni e abba.

36, dai emilio, dai

37 ma che cazzo sto facendo, tra un po schiatto, trascino le gambe dure come cemento che non riesco piu’ a piegare.

37 e mezzo. Respiro male, sto schiattando

BASTAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

Mi fermo, un po’ di stratching e riparto…

Sti cazzi.

Non ho piu’ un briciolo d’energia,

se provo a correre mi vengono crampi dappertutto.

E adesso?

Adesso vado a casa e va fan kulo

Vorrei chiamare la signora Krugman ma non ho il telefono.

E allora cammino piano piano.

Dai dai dai che e’ finita dai… Mi gridono i giacconi blu.

Dai su! L’importante e’ arrivare… vai avanti non mollare.

Giro in corso sempione.

Ho freddo.

Penso a tutti quei lunghi e quelle sere che mi sono sforzato per andare a correre e non e’ servito a niente. Penso a due settimane fa e qui 30 km spendidi fatti senza problemi sulla restera.

Vedo i palloncini sempre piu’ lontani.

Forse piango .

40 km . In corso sempione uno fuma una canna… quasi quasi gli chiedo un tiro.

Canna?

I’m belgian..

Ma e’ una canna?

Belgian, belgian. I’m belgian!

Ma va fan kulo anche tu.

41 km.

Dai , sta per finire.

Provo a corroere per l’ultimo chilometro ma non ce niente da fare.

Cammino, e mi godo la piacevole sensazione della disfatta.

42 km

Cerco la Signora Krugman il pubblico. Non la trovo. Non ce’

Eccola la vedo, signora Krugman e Suocera Krugman Si sbracciano  , mi incitano.

Dai dai… bravo bravo..  Che belle, sono una visione!

Pesto la linea blu del traguardo.

E’ finita.

E va fan kulo!

Nota di cronaca: In quel tempo …il cervello in fuga era gia’ tornato a New York (era arrivato da 40 minuti) , Ilnanobastardo e il papa’ di bruna stavano cercando le forze per sopravvivere (erano giunti da oltre 20 minuti)

MILANO MARATHON -36 ORE

Novembre 21, 2008

Mancano 36 ore alla presa di Milano. Perche’ una citta’ non e’ tua fino a che non l’hai violentata con 42 chilometri di freddo e fatica.

Siamo pronti, stronza: a circumnavigarti sulle tue strade piu’ large e lontane, sui vialoni che richiamano le regioni dei teroni che ti hanno costruito e cambiato dopo la Guerra: viale campanie, viale umbria…

Chissa’ se che tra cinquant’anni avranno il nome dei paesi di origine dei nuovi terroni, quelli che ti stanno tenendo in piedi: viale Senegal, equador, Marocco o Sri Lanka: sono i figli di queste terre che puliscono il culo dei tuoi vecchi, cullano i passeggini dei tuoi bimbi e svuotano i cestini dei tuoi manager.

Ci vuoi male lo so, perche’ arriviamo con due scarpette ed il fiato corto invece che con i fuoristrada grossi che ti piacciono tanto, con i loro clacson e gli occhiali da sole a goccia.

Sei pronta ad accoglierci con una gelata, manderai anche quest’anno i piu’ stronzi dei tuoi figli a sputarci addosso ed inveirci perhe’ blocchiamo le loro corse sfrenate verso una felicita’ che non troveranno mai.

Ma fai bene, tu e tutti quelli che dicono che fai cagare. Tutti quelli che vogliono scappare….

E andatevene via… fuori dal cazzo.
Lasciatemi solo in una piovosa sera d’inverno ad ammirrare il riflesso dei lampioni sulle foglie gialle dei miei giardini di Porta Venezia, a scrutare la bellezza nascosta dei tuoi giardini dentro ai palazzi, ad assaporare il vento di fine estate tra i prati di Parco Forlanini, a godermi la neve che cade sull’edicola in piazza Risorgimento e le luci di Natale che si riflettono sull’acqua sporca del naviglio.

E rimetti le impalcature sul duomo che cosi’ pulito ci acceca!

Maratona di merda, ti aspetto.

 

MEZZA DI MONZA

 

 

 

Sabato in giro per la citta’ col motorino, come sul finire degli anni ottanta –

 quei pomeriggi in cui correvamo per tutte le strade di Fontane con il ciao blu, miscela al 2%, e i biciclettati aggrappati sull’avambraccio “dai dammi un tiro” “ma che non ci veda mia mamma pero'” – Anche il cielo e’ lo stesso di allora, quel grigio frizzantino d’inizio autunno con innocui sprazzi di sole pallido.

Due nani di ottimo umore percorrono, senza fretta, viale Zara a bordo dei loro motorini sberciati e ammaccati. Hanno vestiti poco alla moda, giacchetti macchiati e scarpe da running.

Monza li accoglie con un mc Donald (dove hanno messo il parmigiano nel big mac, grazie non potevamo farna a meno), un lungo viale, una reggia che sembra Versailles, un parco che pare di essere a Dublino.

La pista dell’autodromo e’ molto piu’ stretta di viale Umbria.

Dal braccio di una gru’ si buttano in coppia aggrappati ad una corda mentre un fanciullo ripete katsate a continuazione al microfono:

“Ci sono modi piu’ simpatici per ammazzarsi piuttosto che sfracellarsi sull’unico zona asfaltata  del parco” sostiene il nano romagnolo – che tradisce una certa emozione.

1976, 1978. Abemus pettoralem.

Banane e pesche al mercato dell’Isola.

L’imbrunire.

E’ il momento di applicare l’infallibile metodo Bukowsky alla preparazione.

Una pinta di Guinnes al Pogue fa al caso nostro.

Il Pogue e’ sempre il pogue, e’ l’unico pub di Milano e non fa nulla per nasconderlo.

Abba, al suo debutto in competizioni ufficiali, azzarda un paio di fagioli alla scoresona come aperitivo – il bastardo conosce gia’ piu’ trucchetti di me!

 

DOMENICA

 

Sveglia alle 7.15 – caffe’, tanto.

L’appuntamento e’ dal benzinaio.

Viale Zara e’ preda dei ciclisti che hanno sloggiato i viados dagli incroci.

In fondo, le montagne.

La citta’ dorme, le strade sono attraversato solo da tribu’ in movimento di malati di sport. Sembra di essere tornati ai tempi del rugby a Cesano, al derby della tangenziale con Cernusco, alle trasfertone di Tradate.

Fa freddo, ho perso un altro paio di guanti.

A Monza sono tutti in colonna,

I nostri motorini superano lenti e felici.

Ho scelto la maglia della maratona di Treviso, tanto per darmi un tono.

All’avvio sono sempre tra i piu’ grassi, forse non il piu’ grasso, ma di certo nella top ten.

Abba e’, invece, tirato a lucido. Un’estate di allenamenti romagnoli l’ha trasformato in un etiope dell’Adriatico.

C’e’ un po’ di tensione.

Diarrea per entrambi.

Ci accomodiamo in una toilette nascosta tra i box, quella che Vettel ha usato dopo la vittoria al Gp.

Ops, dobbiamo andare verso la partenza.

Via.

La scichane non si puo’ tagliare.

Siamo tantissimi.

Perdo Abba “io vado tranquillino, per le due ore” che fa il falso modesto e invece mi rimarra’ incollato, di nascosto.

Parco di Monza.

Al terzo chilometro ho il solito problema con cronometro e ipod, non funzionano. Addio tempi, mi devo affidare alle sensazioni.

Mi aggancia a una tizia che sembra seria.

La salutano tutti.

“vai Rita”

Anche quando incrociamo i runnersi forti, in una zona dove tornano indietro.

“vai Rita, dai”

A un certo punto credo di essere Rita.

Al nono chilometro sono convinto di essere a Cardiff.

Il parco pullula di bimbi, mamme gnocche, biciclette, pittori. Seguo un gruppetto compatto, sembra una moule in piedi. Ho la tentazione di buttarmi recuperare il pallone e metterlo a disposizione tra un paio di bestemmie ben assortite.

Mi manca l’odore del fango e le tacchettate sui piedi gelati d’inverno.

Una salita mi spezza le gambe.

10 km, dovrei essere veloce, almeno credo.

Supero Manlio, il mitico Gasparotto, con i suoi adepti.

Li seguo per qualche minuto, giusto per rubare le loro chiacchere.

Splendido il Gaspa, scopro che abbiamo lo stesso fisico infelice.

Mi accodo ad un’altra fanciulla , gli uomini per il momento mi superano tutti. Sbuffa, sbuffa.

Al tredicesimo chilometro sto ancora benissimo e la mollo.

Attacco l’Ipod

Orgasmo.

Quattro chilometri di orgasmo con fabri fibra…

Bugiardo…

Bugiardo…

Poi in italia…in italia…

E, il tormentone, badabum cha cha…

Ballo scatenato

Sto volando, probabimente sto esagerando.

Quando Michael Stipe attacca nelle mie orecchie …

Supernatural superserious…

Canto a sguarciagola, ah come me la godo.

Al 18esimo inizio a sentire la fatica,

Al 19esimo vorrei dare tutto ma non ne ho piu’.

Provo a mantenere un ritmo decoroso, due sottopassi mi ammazzano.

20km, un paio di applausi sparsi di chi ha gia’ ritirato il pacco gara, bastardi.

Si ritorna nel circuito per l’ultima curva, la parabolica.

Sono accanto ad un tizio con un fularino giallo al collo, non puo’ arrivare prima di me.

Attacco lungo una volata, lui accusa il colpo ma resiste.

Sono partito troppo presto.

Mi supera facile,

Ultimi 200 metri,

Ultimi 100.

Vedo il tabellone: 1.49 – vuol dire che nel real time sono ben al di sotto del fatidico 1.50.

Tiro gli ultimi 50 metri.

Ho esagerato come sempre, arrivo bello sfinito.

1.48″17, nuovo personale

Mi metto ad aspettare Abba,

Lo stronzo giunge dopo pochissimo: 1.51.00 al debutto.

A Milano sara’ durissima stargli davanti.

3 h 45 m pero’ ci possiamo provare.

E andiamo….

 

 

 

 

 

 

 

LA MIA TREVISO MARATHON:

E’ una splendida mattina di sole. Sono bellissimo, vestito tutto di nuovo.

Ho speso la tredicesima all’ Expo marathon: canottierina azzurra mizuno-total-cool-gay-look, pantaloncini blu che la richiamano, calzini ipertecnologici con fili d’argento, tecnologia brevettata, due anni di garanzia. Insomma, sono perfetto. Il fisico asciutto all’inverosimile, compatibilmente con il metodo Bukoswky, grazie ad un opera di purificazione continua – la notoria cagarella emozionale pre impegno importante.

Cammino verso la partenza con a tracolla la sacca indumenti da consegnare.

Pausa al cesso chimico, dove scopro di aver salviette umidificate non adatte alle parti intime… Non importa, un po’ di brividi in piu’.

La flavia e’ sull’orldo di una crisi di nervi…“non ho dormito…non ho dormito, I couldn’t sleep…”. Il foca nel frattempo cucca un altra tedesca.

Li abbandono, infilo l’ipod con la playlist  “prima di partire” ….It’s just a perfect day… Attorno le montagne innevate.

Splendida temperatura primaverile, caldino, troppo visto che sono solo le otto del mattino.

Karma police, arrest this man …He talks in maths… He buzzes like a fridge… Piu’ si avvicina l’ora della partenza, meno timidi diventano i podisti. Non solo bagni chimici, ora si piscia anche nei fossi, ci si accuccia nei campi, dietro alla case in costruzione. A cinque minuti dal via col Foca pisciamo praticamente tra la folla…Continuo ad utilizzare salviette abrasive per l’ano e devo ricorrere alla provvidenziale vasella uk del fox per alleviare le sofferenze. Karmacoma, jamaica an’ roma, Karmacoma, jamaica an’ roma…”

Corridori… meno 60 secondi… Siete pronti…” “Siiiiiiiiiiiiiiiiiiii” “Corridori, vi aspettiamo tutti a Treviso, con qualsiasi mezzo………” “Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii” Boommmm….colpo di cannone…Ci sorvola un aereo della prima Guerra mondiale con le tre strisce tricolori

…Siamo partiti…Foca, flavia…siamo partiti….

E andiamooooooooooooooooooo. La gente applaude, io saluto.

.Stringo mani.Vorrei fermarmi a baciare un paio di splendide vecchiette, ma non c’e tempo.

A me scuse per Treviso?” “sempre dritto ceo, sempre dritto…”.

Certo che correre in casa la prima maratona rende tutto piu’ semplice. Intanto il primo chilometro e’ andato.

Meno 41.

Io cerco i palloncini blu. Li c’e’ Danilo, il mio pace maker. L’uomo che corre la maratona in 4 ore. Un servizio fantastico questo dei pace maker: Palloncini diversi e braccialetti colorati per i diversi tempi : 3 ore, 3 ore e mezza, 4 , 4 e mezza…Ognuno crea un gruppetto, ogni gruppo ha il suo obiettivo. Danilo, e’ li davanti e io accellerro. Flavia mugugna ma io accellerro. Devo raggiungere i palloncini. Al terzo chilometro sono con il mio battaglione, L’armata quattro ore!

Saremo una cinquantina, pochi hanno il fisico da atleta: uomini sovrappeso, fanciulle agitate, maniaci depressivi, alcolizzati, non allenati, iperattivi, tedesche tettone, veneti svedesi panciuti, ragazzi di silea erotonomani.Seguiamo danilo: filiforme pelato con pizzetto tricolore, trombetta e una serie di pallonici blu appesi sulla schiena.

Pace: 4 ore.

A questo punto e’ tutto molto semplice. Non ci sono tabelle da guardare, tempi da segnare. Basta seguire danilo.

San Vendemiano, home of Alex Del Piero: Folla in piassa…Bravi bravi… “Vara a sposa, a tien botta…” (“guarda sta ragazza, regge il ritmo”) “dai flavia” (il foca e la flavia si sono scritti i nomi sulla maglia. Io, per pudore,  non ho attaccato l’adesivo che mi avevano preparato con tanta cura).

10 chilometro, veloce pausa pipi’ : 57 minuti, in perfetta media.

 Inizia il tira e molla con la flavia e il foca, si allontano e si avvicinano ai palloncini azzurri. Coneian  – Conegliano, folla sulla strada. Un speaker che incita, un gruppo che suona ..

Che confusione sara’ perche’ ti amo…e  noi cantiamo, il battaglione 4 ore va. Morale alto, sento profumo di carne alla griglia.

Seguo una maglia bianca con tutte le firme degli amici “siamo con te”, vicino a una maglia verde “Free Tibet” e a Diego che si sposa tra due settimane e ce lo fa sapere nella sua T shirt. Ogni tanto Danilo si ferma a pisciare. Il battaglione quattro ore le prime volte sbanda poi capisce che e’ fisiologico e che conviene continuare a correre senza scomporsi.

Conegliano, salto per battere il cinque a una bimbetta cinese sulle spalle del papa’, l’ultimo di una famiglia colonica riunita lungo la strada ad applaudire. Si va verso Susegana: immigrati africani accanto alla siora Maria ad incitarci…Alla faccia di Gentilini…E Andiamo.

Rimango incollato al palloncino blu. 17esimo chilometro, continuo a voltarmi, la canotta rossa del foca si allontana sempre di piu’. Ho capito, ci vediamo all’arrivo. Non mi volto piu’. Mangio il primo ripugnante gel di carboidrati al gusto tropical, blah. In gruppo l’umore e’ sempre alto.

Un paio di fanciulle non si fidano e contenstano il ritmo del comandante Danilo, una addirittura accellera e lascia il plotone. Verra’ recuperate cadavere qualche chilometro dopo. Inizia a fare caldo, vero.

Le spugne sono una manna dal cielo. 20 chilometri, pero’ gia’ venti chilometri. Siamo alla mezza, 1 ora e 57. perfetto. Bene , adesso si comincia.

Nella mia testa ho deciso di fare cosi’: a meta’ ricominciare da capo. Azzerare il cronometro e partire con la playlist dell’Ipod,-21. Cerco l’ipod nel mio cinturone. L’ipod. L’ipod….L’ipod non c’e’. Sparito, perduto, smarrito. Addio play list, addio musica…Non importa, io corro …Corri Emilio corri….

Siamo a Ponte della Priula, ci riuniamo con i partenti da Vidor e quelli da Ponte di piave. Ci distribuiscono dei tremendi cappellini bianchi che uniti ai rossi del piave e ai verdi delle colline formeranno una bandiera tricolore sul ponte. Avrei preferito il cappellino rosso ma con questo sole anche il bianco e’ una manna dal cielo.

Il battaglione quattro ore si unisce con i suoi pari in arrivo da Vidor e Ponte di piave. I palloncini azzuri si riuniscono, ora non c’e’ piu’ solo il professionale Danilo il nostro caronte. Ci sono anche il pace rosso e quella verde…”quattro ore … Hip hip … urra’…” Il gruppo e’ piu’ folto. Io sto incollato ai palloncini.

Ponte della Priula, il momento piu’ toccante di tutta la corsa. La sede stradale e’ stretta, corriamo tra due ali di folla…Bravi bravi… Sul ponte sono schierati gli alpini con i loro gonfaloni e i bersaglieri…Mi vengono i brividi anche a scriverlo…Si canta, tutti assieme, la canzone del piave “Il piave mormoro’ , non passa’ lo straniero .. zum zum…” E alzo pure un pugno chiuso che ci sta sempre bene,

Il ponte finisce, la strada si allarga, siamo sulla Pontebbana, l’orribile stradone della morte circondato da vecchi capannoni che di giorno si riempe di camion e di notte di puttane. Il battaglione quattro ore avanza e recupera disperati sfiniti. 24 chilometro, Tra 6 arriviamo a Villorba dove mi aspetta tutta la famiglia krugman al gran completo. Il battaglione quattro ore si assottiglia. I pace tengono alto il morale: chiaccherano , raccontano barzellette.Io sto bene, catso sto bene. 30 chilometro, 2 ore e 48 minuti. Perfetto.

Siamo a Visnadeo. Folla in piazza, applausi…E andiamo.

Ecco la famiglia Krugman al gran completo, c’e’ adirittura la futura signora Krugman. Gel, Sali, umore alle stele.

Mi seguono in bici, mi parlano, anche troppo.

32 chilometro..”dai ne mancano solo dieci, quante volte li avete fatti dieci chilometri…e qui c’e’ pure gente che ci applaude e ci offrono da bere…”

33 chilometro, sono in prima fila nel battaglione quattro ore che si va assottigliando. E sto bene e penso che se continua cosi’ a Santa Maria del Rovere scappo e faccio un tempone e mi godo l’arrivo della MIA MARATONA…

In pochi istanti cambia tutto.Le gambe diventano sempre piu’ dure, il respiro si fa affannosso… 35, dai ne mancano sette 36 , 37. Fa un caldo pazzesco. Il sole brucia. Davanti vedo uomini che crollano a terra: crampi, il caldo. Sempre piu’ ambulanze suonano e ci sfrecciano accanto.

38, catso ne mancano solo 4.  ma io sto male, sto sempre peggio. Le gambe non le sento piu’, non riesco a respirare,  mi fanno male I polmoni. Il clan krugman che segue in bici mi vede in affanno…”acqua  sali… vuoi qualcosa”  e  io voglio solo morire in pace, soffrire per i cazzi miei, tirare le quoia in solitudine…“mi avete rotto il cazzo, andate a fare in kulo”.

Sono sufficentemente energico per averli convinti.

39, vedo li’ in fondo porta San Tommaso, ma non e’ un sollievo.Pensare di arrivare cosi’ vicino all’arrivo ma dover fare un giretto in centro prima di passare la line del traguardo mi fa disperare. Ecco I miei amici…”vai nano vai…”

Ma io non riesco piu’ ad andare. Entro dentro le mura e un crampo fulminante alla gamba destra mi annienta. Mi fermo, sto per mollare tutto. Di fronte ho i volontari con l’acqua…”Ho un crampo, qualcuno mi tira la gamba?””

ah mi non so, a non son bon..vara nea tenda gad a esserghe un dotor…”Ma il dotor non c’e’. E allora inizio a camminare piano piano sperando che passi.

Poi provo lentamente a correre, Piazza san vito, In piazza dei signori uno della protezione civile ci fa passare mentre si fuma una bella sigaretta che mi entra nei polmoni…”ma che cazzo fumi porcodio…” urlo inviperito a pochi istanti dalla morte. E lui pure s’incazza ma io sono gia’ andato oltre, La Riviera sul sile.

Vedo in fondo di nuovo i palloncini blu, ma allora non sono cosi’ lontano.

Dai … dai … 41…Guardo l’orologio. 3 53 45 Ma allora posso ancora finire sotto le quattro ore. Mi affianca un vecchietto…Mi supera , mi guarda..”dai che e’ finita, e’ finita dai…”.E io non so dove trovo un briciolo di energia.

E vedo porta san Tommaso e ci passo sotto ed e’ una passerella e mancano duecento metri . E sulla sinistra ci sono tutti “vaiiiiiiiiiiiii nanooooooooooooo” E allora sono arrivato per davvero, Sto finendo la maratona, e sto anche morendo…Lancio al mio folto pubblico il cappellino. Rallento.

Praticamente mi fermo sotto allo striscione di arrivo. Alzo le braccia, fermo l’orologio3 ore 59 minuti 24 secondi. Non ho la forza per fare nulla, e adesso? adesso seppellitemi.       

14 gennaio. 

Ho scelto un metodo e una tabella,  quella che ti permette di correre il meno possibilie (oltre a promettere miglioramenti astronomici) : metodo FIRST: 3 allenamenti a settimana. si puo’ fare. Contate il numero di settimane che mancano alla treviso marathon, con il foca iniziamo dalla 5a delle 18 previste, io a milan , lui a London, diughen che internasionai.

http://www.runnersworlditalia.it/edisport/runners/notizie.nsf/WarmUpsNewsPub/4B8E20F8353F73E8C1257361003A7C65?OpenDocument

Prima settimana, cioe’ la 5a: 4 x100 metri il martedi (in palestra a 13 km/ora), 8 km di corsa veloce il giovedi (44 minuti ai giardini montanelli) palestra e “ellittico” il venerdi (e chi non za cossa xe’ l’elittico xe uno sfiga’),  almeno 6 pinte di birra il sabato sera (al centro sociale, si si ritorno al centro sociale, kantiere costano solo 3 euri) … infine il lungo…

 22 chilometri e 300 metri la domenica.

 2 ore e 15 minuti.

gli ultimi 15 sono disumani, male alle gambe, freddo, almeno non piove piu’. 

Abbandonati i prati verdi di forlanini, dopo aver scalato e defecato sulla collinetta (al 53esimo minuto)  piazzale susa e corso indipendenza non sono mai stati cosi’ lunghi.

Gli Ultras del milan stanno preparando lo striscione per la sera, puzza di bombolette spray nell’aria.

Arrivo , morto.

Entro .

La signora krugman: “come va?”

“sono morto, distrutto, sfinito, massacarato…”

“ah…”

“guarda, guarda l’orologio… 2 ore e 16 minuti… non avevo mai corso cosi’ tanto”

“si emilio, ma la maratona sono 4 ore, praticamente il doppio, ma dove vuoi andare, non ce la fai”

“ah, grazie”

..E’ sempre importante essere incoraggiati dai propri compagni di vita nel raggiungere un obiettivo!

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5 risposte a “Run Emilio Run…

  1. Io sto preparando la mia Prima (maiuscola) da Salso a Busseto e il tuo racconto mi e’ di conforto. Io punto alle 4 e Mezza cosi’ ogni minuto risparmiato e’ una birretta in piu’ al bar con gli amici!

    Se riesco (rispetto a te) vorrei anche provare a non perdere l’iPod (ma la vedo dura).

    Ti stimo! Sei un grande!

    Stefano, Ornago, MI
    Gruppo Sportivo “Un po’ a pian, un po’ adasi”

  2. il vecchio a piazza affari

    hai fatto la stramilano?

  3. no.

  4. il vecchio a piazza affari

    è la tua città! non puoi tradirla così!

  5. racconto divertentissimo….
    complimenti a te, ho riso tutto il tempo ahhaahhahah!!!
    grande, grandi, vi seguiro’ sul vostro sito ahahahahha, riso ancora adess0!!!!
    run run run!
    M.

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