Diario minimo

DOVE SIAMO RIMASTI?

Novembre 20, 2009 · Lascia un Commento

Dov’e’ eravamo rimasti?

A. giocava stopper nell’Arcore cercando di non concedere neanche un tiro in porta a Paolino Monelli. Aspettava ogni anno la festa del paese in Calabria per salire in alto sull’albero della cuccagna. Adesso vive nella capitale. Ha una casa di proprieta’ a Londra, guadagna in un mese quanto suo padre faceva in un anno. Veste ancora la tuta dell’adidas nera come capo preferenziale ma sopra ci mette una cravatta.

B. voleva cambiare il mondo con la forza dell’economia. Guadagna in due anni quanto G. in un mese. Ha vinto un concorso pubblico che non viene rispettato e ha gia’ abbandonato l’associazione ciccioni anonimi per manifesta superiorita’. Ha due bimbe che corrono per casa e una moglie santa. E’ campione mondiale nello sport della scarpetta su parmigiana.

C. non si sapeva bene cosa voleva fare ma l’avrebbe fatto comunque con il rispetto di tutti. Non aveva bisogno di fare qualcosa per forza. E’ rimasta qui perche’ alla fine non si sta troppo male. E’ sposata da cinque anni con un agente di commercio di Cuneo che lavora a Perugia, vota Forza Italia e va a messa ogni domenica.

D. beveva solo Negroni e non cambiava mai la sciarpa Burberry. Vive a Chicago, ha una moglie Americana, un bimbo e una bimba, e non e’ escluso che prima o poi inizi a lamentarsi perche’ il Nobel e’ tutta una fuffa.

E. era specialista in cause perse, raccoglieva firme e perdeva alle carte. Lavora in banca, compra valute asiatiche. Usa solo cravatte rosse.

F. era di sinistra per davvero. Non poteva mai avere pantaloni non bucati e maglioni che non fossero di trent’anni prima. Ha vissuto per due anni in Brasile, poi uno a Londra. Adesso convive a Lambrate con una modella ucraina. Fa uso quotidiano di cocaina, lavora in una multinazionale del tabacco. Suo padre’ e’ assessore regionale alla piccolao industria con delega al terziario.

G. offriva Nutella party ai giovani delle Liberta’. L’ho visto in tv con una fascia tricolore.

Io sono ancora qui. Non vado piu’ a Cesano Boscone tre volte a settimana, ho perso tutti i paradenti, la mia borsa rossa del Rubano prende la muffa in cantina. Mia figlia e’ Milanese.

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DALL’UNO AL TRE, ITALIA ALL BLACKS

Novembre 16, 2009 · 4 Commenti

DALL’UNO AL TRE, SAN SIRO SCOPRE IL RUGBY

Piazzale Lotto – Parto dubbioso, critico e schizzinoso. Ottantamila a San Siro mi fanno piu’ paura che piacere. Sono preoccupato, ho da anni il timore che stiano cercando di rubare l’anima al nostro sport per farne un surrogato politically correct del calcio, uno spettacolo di massa a uso delle tv e delle mutande di Dolce e Gabbana.

L’assenza per protesta dal Meazza dell’eminenza grigia del rugby meneghino, Toni, e del piu’ grande talendo della palla ovale bresciana, Duke, non fanno che aumentare i miei dubbi. Ma sono stufo di criticare un film senza prima vederlo, e allora mi presento alla metropolitana rossa con una maglia sgualcita col numero 2 nascosta nella giacca e lo spirito dei giorni migliori. La bandiera tricolore delle trasferte da Six Nations la lascio a casa, non sono pronto a condividerla con i neofiti.

Esco dalla metropolitana di fronte a una immensa M del McDonald e prendo paura. Un fiume in piena, manco fossimo a Intermilan, cammina verso lo stadio. Bagarini che comprano, bagarini che vendono, sciarpe commemorative orribili – ne compro una – magliette anche peggio. Pero’ i miei ragazzi ci sono tutti, sparpagliati tra un piadinaro e un salcicciaro - panino con salamella e peperoni da tre stelle michelin - sono gia’ al terzo giro di birre e alla quarta ombra di rosso.

Sotto al cielo grigio come solo a Milano riusciamo a farlo, un mare di persone innonda i tre anelli. Riconosco panze gia’ viste a Dublino, giubotti gia’ conosciuti a Edimburgo, travestimenti di successo di Cardiff. Attorno decine di migliaia di neofiti silenziosi e titubanti.

Entro al Meazza e credo di essere a Murrayfield, la sensazione e’ quella. Un misto tra tempio del rugby e festa dell’Unita’ milanese. W Bersani, Caro Leader merda, intono fiducioso. Nessuno mi segue.

Mi guardo attorno, non c’e’ un posto libero. Lo speaker pero’ e’ insopportabile, annuncia i vip presenti manco fossimo a Ok il prezzo e’ giusto, fingo di non capire la lingua e di non conoscere Elenoire Casalegno e Francesco Baccini.

Haka, e sono brividi e flash. Un terzo dei presenti potrebbe anche andarsene a quel punto, era venuto solo per la danza Maori.

Inni, pelle d’oca, anche se Dallan che canta in smoking fa morir dal ridere.

Poi e’ partita, vera. Gli All blacks hanno mandato le loro controfigure, c’e’ chi sostiene che l’haka sia stata fatta in playback, chi li vede morbidi nei placcaggi per assecondare lo sponsor italico.

Parisse vuole strafare ma da’ comunque l’impressione di essere il piu’ forte dei 30 in campo. Abbiamo un’apertura australiana ben pettinata con i tacchetti sbagliati. I neri aspettano, fanno il compitino. L’arbitro e’ scadente ma ce ne accorgiamo veramente in pochi. Solite cazzate azzurre, non piazzamo un calcio da mettere dentro. Loro non ne sbagliano uno.

Temo il crollo della ripresa e invece no. Lo stadio spinge i nostri a dare tutto. La mischia e’ trascinante come ai bei tempi, i tre-quarti sono ottimi in difesa. In attacco, va beh, solita storia.

Ultimi venti minuti e’ un assalto di baionette. La prima linea umilia i tutti neri. Dall’uno al tre, per me il rugby si condensa qui. Chi non ha mai fatto venti macchine da mischia in prima linea, alle 21 e 44 di un venerdi’ sera di novembre, con gli altri a fare peso e battute del cazzo, non potra’ mai capire. Ma quello e’ il rugby.

Dall’uno al tre, quando vinci la battaglia di prima linea puoi anche prendere cinque mete ma esci dal campo sapendo di aver vinto. Dall’uno al tre, poi ci sono due seconde che ci puntellano e tre terze che si trombano le fidanzate degli altri. Il rugby finisce all’otto. Il mediano serve solo a ricordarci da che parte e’ lo spogliatoio, poi ci sono l’apertura splendida e malinconica e gli altri magri e fighetti che corrono e si prendono gli applausi. Questo era il mio rugby. Adesso sono superuomini, Mirko Bergamasco e’ spesso come un pilone e gioca ala.

Gli ultimi dieci minuti sono un assalto sulla linea, l’arbitro salva gli all blacks dall’infamia di una meta’ tecnica solare. Ma questo serve piu’ che altro alle statistiche.

Dopo la partita calano il buio e il freddo. Inizia il terzo tempo. Ci ritroviamo all’ippodromo a bere whisky con cinque ragazzi di Aukland vestiti con una muta da sub. Nei makischermi ci sono Bergamasco e il capitano degli all blacks che vendono magliette per beneficenza. Sono nella stanza qua sopra.

Usciamo sugli spalti del trotto, stanno per partire i cavalli. Una cadillac bianca cabrio li mette in fila. Tifiamo per il quattro, il fantino ha la panza di un pilone anni cinquanta e una blusa rossa fosforescente.

“dai dai”

“Emilio, Emilio!”
“Eh?”

“Spostati.”

C’e’ un pilone maori che mi bussa sulla spalla. Vuole passare con altri suoi compagni. Sono gli All Blacks.

Poi arrivano I fratelli Bergamasco. Non abbiamo penne per firmare.

“Mirko, era meta tennica diokan?” gli chiedo.

Non ascolto la risposta, il quattro sta per tagliare il traguardo da buon terz’ultimo.

E’ notte.

Al Meazza scoprono le line del pallone, tolgono le acca. Si ricorderanno di noi solo per una chiazza di erba scomparsa sulla linea di porta. Li, ad un metro dalla meta, li abbiamo fatti neri.

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ABISSO GENERAZIONALE.

Novembre 12, 2009 · Lascia un Commento

Mater Krugman, in visita meneghina, osserva perplessa tre tazzone poste accanto ai fornelli dalla Signora K:

“Ehi, non provateci. Io a quest’ora bevo un whisky, non schifose tisane.”

Nota di redazione: Si e’ dovuta accontentare di un Rhum invecchiato male.

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LA GIUSTIZIA DEL CARO LEADER.

Novembre 12, 2009 · 1 Commento

Appunti minimi dal 2009. Dopo aver speso la primavera a promettere new town e l’estate a querelare chi gli dava del puttaniere, anche se non ha mai smetito di esserlo, l’ossessione giustizia ha turbato l’autunno del Caro Leader. Quei comunisti della corte costituzionale hanno osato bloccare l’ennesima legge che si e’ fatto per governare senza essere assillato dai processi sulle sue maracelle da imprenditore: mazzette, fondi neri, concussione, corruzione. Insomma le solite cose, cosi’ fan tutti. Le palle le rompono solo a lui perche’ non hanno altri modi per sconfiggerlo. Poi pure sti cazzo di pentiti a rompere le balle con il suo sottosegretario casertano che fa jogging tutte le mattine e il pomeriggio risponde alle richieste della camorra. Insomma, sta giustizia va riformata. Ecco la novita’:

la giustizia e’ troppo lenta. Su questo siamo tutti d’accordo.

Il disegno di Legge: se un processo non si conlude entro due anni dal rinvio a giudizio allora scatta la prescrizione: il reato non e’ piu’ punibile

In pratica: Invece di rendere piu’ veloce il giudizio, di eleminare burocrazie e scartoffie inutili per i magistrati, accellerare le udienze, informatizzare il sistema, si decide di mettere i lucchetti ai tribunali e fischiare la fine. Per la serie: se non ti sbrighi, cazzi tuoi signor magistrato comunista.

Una scelta simile sarebbe grave anche se fatta in buona fede. E invece no, ancora per i suoi problemini giudiziari. Per non farlo condannare nel processo Mills si permette di farla franca a un sacco di gente, compresi quelli della Tyssen per il rogo di Torino e i benefattori della Eternit….

Andiamo avanti col Cristo che a processione se ingruma

Invece di

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IMPAZZA LA PORCA

Novembre 11, 2009 · Lascia un Commento

La porca impazza e genera paranoie esistenziali. L’Amuchina e tutti i produttori di gel igienizzati fanno record d’incassi. In giro si notano le prime mascherine e, anche uno zozzone come il Krugman, canta tutta ”happy birthday to emilio” sotto il lavandino per pulirsi per bene le mani.

Facciamo un po’ di chiarezza.:

In Italia sono morte per aver contratto il virus H1N1 39 persone, tra queste una gran parte aveva malattie pregresse o era un soggetto ad alto rischio. ricordate 39. (dati ansa ore 12.30 del 11 novembre)

Nel 2006 in italia sono morte 558 mila persone. Di queste 220 mila sono morte per malattie del sistema circolatorie, 168 mila per tumore, 74 mila per malattie ischemiche del cuore, 61 mila per malattie cerebrovascolari, 18 mila per incidenti vari….fino ai 3700 suicidi, 532 per omicidi, 973 per ulcera… 229 per abuso di alcol, 430 per abuso di droghe… (Fonte Istat)

Insomma, piuttosto che mettersi le mascherine, conviene non sclerare troppo con la vicina, non bere troppo ne’ fumarsi le canne, buttarsi dal quarto piano e… non prendere l’influenza. No. no no. Non quella suina, la normale influenza.

Ogni anno muoiono 298 persone in Italia per la normale influenza

ricordate: 39 la suina, 298 influenza normale

Poi, per carita’, la sfiga ci puo’ sempre vedere benissimo. Di sicuro ci vedono molto bene i direttori finanziari delle multinazionali del vaccino.

 ”Ogni anno muore diese mie persone de alcol, sinque mia de eroina de mariuana non xe mai morto nesuni,” cantava i Pitura.!

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GNOCCHI AL BASILICO, RIGHE ROSA, IL COMPAGNO FINI

Novembre 9, 2009 · 1 Commento

“Finalmente un leader credibile” mi spiega la signorina K. mentre preparo dei commoventi gnocchi di patate al basilico. E’ nel suo pigiamone di ciniglia a righine rosa mentre guarda con la mamma la puntata domenicale di Fazio, stravaccata sul divanone fuksia. Penso: povera ingenua, si fa abbindolare dall’ennesima nuova proposta del centro-sinistra ben supportata dal prode Fazio. D’altrone ha appena compiuto solo due mesi di vita. Nel frattempp alzo lo sguardo sullo schermo e vedo Gianfranco Fini. Si si Gianfranco Fini, quello del MSI, AN, PDL…quello fasista per intenderci. E’ proprio lui a conqusitare l’attenzione della Signorina K. ancor meglio del compagno Bersani.
Di colpo capisco il perche’ di quella scritta sui muri che ho notato nelle campagne della bassa pianura lombarda. Accanto a PADANIA LIBERA , W BOSSI.  Si legge scritto, bello in grande, con la vernice bianca FINI MERDA.

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LA SIGNORINA K.

Novembre 7, 2009 · 1 Commento

Russa come un camionista, è stitica piu’ di una modella di D&G, dorme fino a tardi nel lettone e fa colazione a ora di pranzo, ride sdentata manco fossimo all’ospizio, si addormenta solo con Minha Galhera di Manu Chao, adora uscire la sera fino a tardi. La domenica vuole andare in gita in campagna, al mercato punta il banco dei ravioli freschi per provarne ogni settimana un tipo diverso. Voleva votare Bersani alle primarie. E’ g’ia’ stata a Venezia, in vaporetto, a Porta Ticinese, in tram. Fa il bagno in una piscina olimpionica che occupa tutta la casa, la domenica sera vuole stare in pigiama sul divano a guardare Fazio, non ha ancora letto Jack Frusciante e’ uscito dal gruppo, e’ milanese. credo tifi Inter.

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BANDA DI FIATI

Novembre 5, 2009 · Lascia un Commento

C’e’ la banda dell’Aeronautica sotto all’ufficio. I clarinetti si scaldano, i sax provano un mi. Salgono e scendono le note delle trombe. La zona e’ interdetta al traffico. Arrivano due punto bianche del comune di milano dalle direzioni opposte. Tentano in tutti i modi d’investire la banda. I musicisti non si scompongono ne si spostano. Le punto decidono di girarci attorno. Il cielo e’ freddo. Non piove

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CONFESSO

Novembre 4, 2009 · 1 Commento

Non ho ancora fatto il cambio di stagione, ho in uso un solo maglione nero che pero’ mi smagrisce parecchio.

Ho mangiato nutella e barrette kinder di nascosto dalla mia coscienza.

Non vado oggi alla riunione di condominio

Non mi eccita Bersani,

Leggo con avidita’ i racconti del caso Marrazzo, non mi sono perso una puntata del noemi-d’addario gate.

Uso di nascosto il detergente costosissimo da neonati della Signornina K. anche per le mie mani perche’ non sopporto quello al miele finto riservato a noi genitori.

Ho iniziato a non rispondere a tutte le telefonate  e gli sms.

Non mi faccio gli esami del sangue dal 92.

 

 

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IL PAESE DEI CAMPER, BERSANI E LA GIRCOFFA

Novembre 2, 2009 · 3 Commenti

Novembre, giorno dei morti. Fa buio presto, diluvia. Al semaforo di via Castel Morrone la carcassa di un piccione morto annega nella pozzanghera. Le foglie morte la ricoprono con delicatezza.  Passo davanti al panificio, finalmente le serrande non sono abbassate.

Alla Signorina K. piacciono la Gircoffa che vola, l’aerosol dopo pranzo e la voce di Pierluigi Bersani. Il profumo della signorina K. mi rimane attaccato tutto il giorno. Mi sale a folate liberandomi dal peso delle cose inutili.

Pizzighettone e’ il paese dei camper, ne trovi dappertutto. Sotto alla torre del 500, nello spiazzo della chiesa, tra le mura, parcheggiati tra due scodelle di fasulin con le codeghe. I milanesi fighetti ci arrivano in carrozzina dopo aver letto Style, pronunciato Stail. “Agli uomini piace la figa, il cazzo piace a tutti”, il commento piu’ ricorrente ai tavoli delle Case Matte, tra un provolone con la mostarda, la raspadura e  il lardo.

Vedrai, vedrai. Adesso fate le gite domenicali, uscite in carrozzina a mezzanotte, andate a pranzi e cene. Vedrai, vedrai. Tra qualche mese non riuscirete piu’ a fare niente. Vedrai, vedrai

Sul tram 9, uno di quelli vecchi, trovo un angelo con le ali ancora incartate. Due sedicenni limonano durissimo, lui ha le mutande rosa. i jeans gli scendono al ginocchio. Una signora giapponese con gli occhi attenti segue la scena. Chissa’ cosa mangiera’ per cena.

La recessione e’ finita. Le borsa di Milano e’ arrivata a guadagnare oltre l’ottanta per cento dai minimi di marzo. Evviva. La disoccupazione e’ salita ai massimi dal 1991. Evviva. Per uscire dalla crisi la ricetta e’ sempre quella: prendi soldi dallo stato e razionalizzi, cioe’ licenzi. Metti a posto i conti e puoi presentare contento i tuoi numeri migliori delle attese! Basta poco che c’e’ vo?

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