Il nostro direttore sta solcando mari e monti a bordo della sua poderosa. Ci ha inviato con telex tramite un piccione viaggiatore per raccontarci la sua ultima impresa. La pubblichiamo.
“WE ARE HUMAN” : IL 3 LUGLIO
Mettiamo la sveglia per non rispettarla. Ci alziamo in ritardo pronti ad affrontare il tappone dolomitico del giro di Grecia in vespa: Sivota-Kalambaca, 300 km di montagna attraversando per largo la terra di Ulisse e dell’inventore del succo Motion.
Partiamo con le parole di Grisoula, Miss Villa Galini,
che suonano come un avvertimento.
“piano, piano…”
Il tempo del primo frappe’ della giornata e siamo di nuovo a Igoumenitsa - la citta’ dove tutto comincia.
Da qui rombiamo verso Ioannina.
I primi chilometri sono una splendida autostrada che s’inerpica deserta dal mare verso i monti.
Il cielo e’ terso, la Poderosa avanza sicura tra tunnel e salite, il sole splende…
Ma, di colpo, tutto si blocca.
Rallentiamo fino a che la vespa non si muove piu’ …. La spia dell’olio accesa, il motore gira
ma la ruote no, non ci pensano proprio.
Merda, la cinghia.
Me l’aveva chiesto Gabbin di Silea prima del controllo…
“A cinghia xe a posto?”
E io “si si me l’hanno cambiata all’ultimo tagliando…”
ma forse era quello prima o quello prima ancora….
Siamo dunque fermi, in autostrada, in salita, a 1000 metri dall’uscita VASILIKO. Sopra di noi una chiesetta Bianca Bianca.
Dall’altra parte della carreggiata scorgiamo un’area di servizio e quindi … come nella miglior tradizione, spingiamo…
Casco in testa ben allacciato portiamo la poderosa allo svincolo e poi su, su, per l’ultima rampa sino a quella che sembra la salvezza: una stazione di servizio,
in costruzione
Benissimo.
Iniziamo a cercare e dietro l’angolo ecco dei muratori appoggiati sul cesso che stanno costruendo…
“do u speak English?”
“little”
“We have a problem….”
Uno ci segue…
“La cinghia merda, la cinghia…”
Intanto cerco aiuto:
- Chiamo pater krugman ma e’ alla buca numero 7 e non puo’ essere disturbato
- Chiamo Sister Krugman che pensa di risolvere tutto su google
- telefono all’assicurazione e scopriamo di aver diritto al soccorso stradale internazionale
“lasci il telefono libero che la richiamiamo…”
……..si…
Aspettiamo.
Sono gli operai greci a salvarci.
Arrivano a bordo di una 600 rossa con una corda per trainarci sino a Igoumenitsa .
“Do u come or u wait for assistance?” ci chiede rollandosi una sigaretta un trentenne belloccio dalla barbetta incolta.
“We come” senza pensarci un secondo.
E iniziamo a scendere di nuovo verso il mare.
Nella 600 chiaccherano i greci e la signora Krugman.
Io li seguo strattonato sulla poderosa
E quando si dimenticano di me, rischio di volare con la corda attorcigliata nella ruota e la vespa che sbanda vistosamente.
Ma, per ora, rimango in piedi. Si stacca solo un pezzo del portapacchi
E siamo di nuovo a igoumenitsa, la citta’ dove tutto ricomincia, dove ci abbandonano in periferia.
“Can I give u something?”
“Nooo… We are human! If I have a problem in italy I hope someone will help me….”
E riparte sulla 600 con ancora in bocca la cicca rollata da accendere.
Torniamo a spingere, sulla tangenziale.
E’ mezzogiorno, 38 gradi, quando entriamo in citta’ e scendiamo verso il porto.
“Service? Moto service?”
“eh….lontano… 3 km… at the end of the port….”
Ci ritroviamo cosi’ imbottigliati nel traffico indiavolato di Igoumenitsa tra vigili cortesi e Pullman polacchi scortesi. Dai bar gruppetti di pensionati Igoumentsiani ci guardano come pazzi.
Noi spingiamo, spingiamo.
In fondo iniziamo a vedere un insegna Honda…
e, alla fine, ci siamo.
Ci accolgono con due bottiglie d’acqua gelata lanciate dal frigo.
La diagnosi e’ quella “merda la cinghia”.
Ce la cambiano in mezz’ora mentre sfiniti e madidi di sudore (madidi… eh…) ci sollazziamo con una biretta e un mezede. Ne vorremmo un altro ma l’oste e’ inflessibile nella sua equazione: una birra=un cicchetto, di piu’ non ce ne da’.
Ripartiamo. L’orologio della poderosa segna le 12 e 18, che significa che qui sono le 14.18.
Si va, affaticati ma balzanzosi.
Superiamo Vasiliko in un baleno e proseguiamo verso Ioannina con l’autostrada che procede a strappi: dieci chilometri sembra di essere in Amerika con tre corsie vuote e dirette poi di colpo s’interrompe e ci s’inerpica su salite tipo Mortirolo ma non ci sono le scritte per terra e i tifosi che ci corrono attorno.
Davanti il borsone traballa sul portapacchi.
Siamo a Ioannina: una periferia orribile, un lago e un centro storico ricco di locali e giovani greci cazzeggianti. Gnocca tirata, frappe’ cocktails e Dj.
Sono piu’ o meno le sei.
Il tempo di un altro frappe’ e si riparte.
La strada non sembra mai essere stata cosi’ bella….
Dura pochissimo,
Diventa un inferno:
stretta, strapiombo sul vuoto, costeggiata da operai che l’asflatano, solcata da Tir austriaci e dai soliti pazzi tassisti greci.
La signora Krugman preoccupata sullo scomodo sellino posteriore sente la poderosa vacillare nelle curve a destra.
Suona il cell, e’ il nonno.
Tornante a sinistra,
Controcurva a destra in discesa
Siamo per terra.
Di colpo.
Disteso sull’asfalto mi giro,
La nina si aggrappa alla carreggiata.
“eccoooooo…….”
Mi alzo, si alza.
“qualcosa di rotto?????”
“no, mi pare di no.”
Ma siamo tutti insanguinati.
La vespa, che porta le stigmate sulla fiancata, si accende.
Va.
Contiamo i danni,
Ampie escoriazini sul braccio, la gamba e il piede destro per la signora krugman, un po’ meno per me. Ci spruzziamo un disinfettante sulla carne viva (idea geniale) e piano piano ripartiamo…
“Fermati sto svenendo”
“ma quando subito ?”
“si”
“cioe’ stai proprio svenendo in questo momento?”
“Si si” risponde la povera signora krugmana mentre affrontiamo un tornante asfaltato di fresco tra due ali di tir.
Accostiamo. Siamo sfiniti.
Dobbiamo farci medicare.
Ci rimettiamo in viaggio, fa ancora caldo,
A Metsovo mancano tredici chilometri.
Quando la strada finalmente spiana troviamo una farmacia.
Entriamo e troviamo una coppia di ragazzi della nostra eta’ si fa I cavoli suoi.
Sarebbero i farmacisti.
“Chi e’ la piu’ giovane?”
“Lei”
Allora cominciamo da te.
Mi medica, ho sete “water please” water…
E lo sento che sto per svenire…
“I’m going down…” come si dice svenire in inglese proprio non me lo ricordo…
“give me something…salt..polase”…
Vedo tutto nero, lo so che sto per svenire, ma non voglio.
“do you want we call an ambulance?”
“no no…” resisto..
I Sali non me li vuole dare e mi dice pure che d’estate non bisogna ubriacarsi ma bere tanta acqua,
Grazie al catso.
Pensa che siamo due ragazzini ubriachi in giro per la grecia.
Poi si accende una sigaretta.
Ma come cazzo fai ad accenderti una sigaretta mentre sto svenendo??????
A Metsovo c’e’ l’ospedale.
Prima di arrivarci la strada risale e si fa piu’ stretta e tortuosa.
Siamo a Metsovo,
Un bel paesino di legno ricco di negozi di souvenir e agnelli allo spiedo nei ristoranti.
Trovare l’ospedale e’ un impresa, nessuno parla inglese e nemmeno il Greco, mi pare.
Ci siamo.
Entriamo in una casa di montagna che dovrebbe essere il medical center.
Dentro: due lunghi corridoi e nessuno in giro.
In una stanza una donna piange al telefono mentre la tv accesa a massimo volume manda in onda una telenovela.
Dall’ultima porta in fondo esce un uomo che si stringe la corda di un paio di pantaloni blu, mi sembrano un pigiama.
Sono i due medici.
Ci guardano incazzati e ci portano in una sala operatoria.
Qui inizia una specie d’interrogatorio. Sulla data del vacino anti-tetano vacilliamo
“digli che e’ tutto a posto…qui non ci facciamo fare nessuna puntura da questi” suggerisco ad una signora Krugman in affanno.
Ci medicano con sadismo.
Quando la povera signora Krugman lancia un gridolino di dolore, la dottoressa - quella che prima piangeva al telefono - la zittisce incatsata…
Usciamo stra-bendati, alla signora Krugman le bende piacciono un sacco.
Ormai e’ quasi l’mbrunire e il sole scompare dietro nuvole minacciose.
A Kalambaca mancano 50 km.
Ripartiamo, la strada s’inerpica in montagna.
Il passo e’ oltre i due mila metri,
Skilift e seggovie… almeno scopriamo che in Grecia si scia
E case cantoniere per gli spalaneve come sulle dolomiti, quelle vere.
Il paesaggio lascia senza fiato.
Montagne a vista d’occhio, brulle e silenziose.
Piove.
Per un attimo diluvia.
Fa freddo,
Ci sono 14 gradi.
Sono quasi le otto.
Ci fermiamo a coprire i bagagli con sacchi neri della monnezza.
Non siamo ben attrezzati per avverse condizioni meteo.
Ripartiamo.
La strada scende.
Il cielo inizia ad aprirsi,
Lontano s’intravede un tramonto.
Ma Kalambaka non arriva mai,
Mancano sempre 30 km.
Queste meteore sono diventate una chimera.
Scendiamo lenti lenti, in particolare ogni curva a destra e’ un tuffo al cuore.
Di fronte ci si apre una valle verde ed ampia,
In fondo di vedono spuntare dei pennacoli,
Ma se quelle sono le Meteore manca ancora tanto…
Piano, piano, alla fine ci arriviamo.
Il paese fa moderatamente schifo,
Le montagne sono impressionanti.
Il B&B prenotato su internet ha la Jacuzzi! Non credo faremo il bagno nei prossimi giorni.
E’ notte,
Siamo sfiniti.
Ci salva l’ospitalita’ di Giovanni da Sidney, un Greco australiano che gestisce con la mamma una taverna di quelle vere, sotto ad una delle Meteore.
Ha una vespa, rossa, anche lui.
Tre Amstel e agnello alla griglia ci tirano su il morale.
Un antidolorifico ci aiuta a dormire.
“Buona notte moglie…”
